Video


Oggi è il giorno di Arrakis: 17 blog italiani sono stati oscurati simultaneamente per dar spazio ad Arrakis, un documentario di tributo ai luoghi e alle vittime del progresso industriale italiano, un tributo a quelle persone che hanno sofferto in nome del progresso e a quei luoghi che sono stati incredibili simboli di quello stesso progresso.

L’obiettivo comunicativo non è informare, ma emozionare.

Collegati ai blog oscurati:

Puoi seguire tutti gli update di Arrakis su http://arrakis.vh5n1.net

Il citizen journalism si candida per un ruolo sempre più importante ed incisivo: grazie alla tecnologia, che si fa sempre più alla portata di tutti, creare notizie che vadano ad affiancare e migliorare l’informazione giornalistica “tradizionale”, è diventato molto più facile. Si stanno moltiplicando anche i servizi web che permettono a questa realtà che viene “dal basso” di emergere e trovare legittimazione nei palinsesti: uno di questi è sicuramente YouReporter, progetto tutto italiano di piattaforma video e foto sharing, dove chiunque può inviare il proprio materiale e diventare reporter.

Il servizio ha avuto un notevole successo ed ho deciso di fare qualche domanda a Stefano de Nicolo, uno dei creatori di YouReporter, per capire qual’è stato il motivo ispiratore della loro esperienza.

Me – Come nasce il progetto YouReporter? Quali sono state le difficoltà maggiori che avete dovuto affrontare?

Stefano de Nicolo – YouReporter.it nasce dalla consapevolezza delle profonde trasformazioni in atto nel mondo mediatico ed in particolare nel ramo giornalistico. Tutti noi siamo consapevoli di quanto grande sia il potere dei telefonini. Ormai sono nelle tasche della stragrande maggioranza delle persone, anche nella versione abilitata a scattare fotografie e video; possono dunque trasformarsi in un potente strumento per registrare fatti di cronaca e notizie. Da una parte il ruolo del cittadino che si trasforma in reporter perché sono le circostanze a imporlo; dall’altra naturalmente anche il ruolo del cittadino – che al di là di eventi di stretta urgenza – sente la necessità di comunicare qualcosa che poi, auspica, venga preso in considerazione dai media.

Le difficoltà di un progetto sono notevoli. L’idea di creare questa piattaforma mi venne nell’aprile del 2007. E’ stato molto difficile riuscire a realizzare il sito da zero. La programmazione è stata sviluppata interamente da un mio amico esperto di informatica, Alessandro Coscia.

Ora l’impegno maggiore sarà quello di aumentare le funzionalità a disposizioni degli utenti. Ingrandiremo a breve il player, la finestra in cui si vedono le immagini riprodotte e annuncio che sarà più grande di quella di YouTube. Stiamo sviluppando anche una nuova grafica molto accattivante.

M – Come si inserisce la vostra esperienza all’interno del web 2.0? E’ stato una risorsa o una difficoltà in più da superare?

SdN – Si fa un gran parlare del web 2.0 Chiaramente YouReporter è una piattaforma che mira alla condivisione dei contributi da parte di tutti gli utenti. Grazie all’esperienza e al successo di Wikipedia, YouTube e Flickr, YouReporter è stato subito compreso dalla stragrande maggioranza dei visitatori. Un modello simile lanciato 5 anni fa sarebbe stato subito attaccato dai media tradizionali. Oggi tutti sono consapevoli di come il modello di condivisione e di fruibilità di contributi prodotti dagli utenti non sia solo un’utopia.

L’Italia è però ancora molto indietro sul fronte della produzione di contenuti vc2. C’è anche un senso civico minore, forse, rispetto ad altri Paesi. Il progetto YouReporter in Italia è forse ancora troppo all’avanguardia. Ma sono sicuro che il futuro non di tutto il giornalismo (ma senz’altro del ramo breaking news) sia nel giornalismo cittadino. Quindi non demorderemo per nessuna ragione.

M – Citizen journalism: uno scenario da esplorare o un campo minato e poco conosciuto?

SdN – I pericoli del giornalismo cittadino sono grandi. Qualcuno potrebbe approfittarne per inserire contributi non veritieri, ma il vaccino è insito nel virus in questo caso, perché grazie agli altri utenti che navigano lo si può smascherare subito. Credo in ogni caso sia una grandissima ricchezza pensare di poter raccontare un avvenimento da più punti di vista.

In più non lo si dimentichi mai. La grande forza del giornalismo cittadino è appunto la moltiplicazione delle persone che prendono parte al processo di invio delle notizie, grande fattore di democratizzazione.

Pensiamo alla recente alluvione in Piemonte. YouReporter ha potuto contare su numerosissimi contributi da almeno una trentina di persone, ognuna dislocata in un luogo diverso della regione. Persino al Cnn non avrebbe potuto inviare 30 troupes giornalistiche in 30 posti diversi, e addirittura farlo nell’arco di un’ora dai temporali. Con YouReporter.it è stato possibile.

Io stesso sono stato inviato di un telegiornale nazionale in Piemonte. Ho fatto 800 chilometri per raggiungere le 3 zone maggiormente colpite, ma quello che avevo in mano era niente rispetto ai contributi inviati dagli utenti.

M – Qual ‘è il vostro rapporto con i media?

SdN – Sono molto felice di come i media più moderni abbiamo subito apprezzato e inteso positivamente la sfida lanciata da YouReporter. Tutti, lo ricordo, possono usare i contributi da YouReporter purché dichiarino la fonte. C’è fiducia in quello che invia la gente.

M – Come può Youreporter modificare i linguaggi giornalistici tradizionali?

SdN – YouReporter può modificare lo schema tradizionale dell’informazione imponendo molteplici prospettive. Il giornalista dovrà sempre più tener conto di quello che gli utenti hanno inviato in rete. Non potrà ignorare i video e le foto degli utenti. A Chiaiano i principali telegiornali hanno snobbato tutti i video inviati dalla gente duranti gli scontri, che mostravano in modo chiaro la violenza degli scontri. Il giorno dopo le persone che protestavano sono scese in piazza e hanno iniziato a prendere di mira gli stessi giornalisti, accusati di non aver utilizzare i video girati dai cittadini.

E’ stato sorprendente. La gente porrà fiducia solo in quei media che danno valore e credibilità ai video-testimonianza inviati dai cittadini. Lo sa bene la Cnn che ha lanciato Ireport.com

M – Vi sentite del tutto indipendenti da questo mondo?

SdN – Assolutamente no. YouReporter vuole integrare il mondo dei telegiornali, non sostituirlo. Io stesso lavoro in un tg. Non c’è la presunzione di eliminare i giornalisti. Sarebbe una follia, ma di rendere più democratica l’informazione grazie alla moltiplicazione dei punti di vista.

M – Democrazia. Anche per l’agenda setting? Cosa fate in questo senso?

SdN – E’ stupefacente come in varie occasioni sia stato ancora il pur piccolo YouReporter.it a dettare l’agenda. Vari video pubblicati tempestivamente su YouReporter sono stati ripresi poco dopo da tutti i media. Penso al video del pedone investito negli Stati Uniti. Un utente l’ha caricato sul sito vedendolo evidentemente su qualche sito delle tv americane. Il giorno dopo era il primo video su Corriere.it e Repubblica.it

M – Come funziona il sistema di controllo dei materiali che vengono uploadati? Quali sono i criteri di validità? Avete già provveduto a censurare qualcosa?

SdN – Tutti i materiali entrano liberamente. Devo anche dire che c’è un grande senso di responsabilità e autocontrollo da parte degli utenti. Non è mai arrivato un contributo di tipo pornografico. Era un timore che avevamo molto all’inizio. Video censurati no, nessuno, per il momento. Il nostro è e rimarrà uno spazio libero.

M – User Generated Content: sono o non sono la nuova frontiera del giornalismo?

SdN – Sì, ma sempre integrando i telegiornali che però devono evolvere diventando più moderni, dinamici e flessibili.

M – Per avere una nuova e finalmente legittimata conversazione dal basso che attivi un processo di arricchimento reciproco, quanto è importante il rapporto con il territorio, la località?

SdN – E’ fondamentale. Una grande cartina su YouReporter guida attraverso i contributi città per città. Credo molto nella trasformazione dell’informazione locale. Guardate come coprono il territorio le tv locali americane. Quelle sì che sono sulla notizia. Adoperano gli elicotteri per trasmettere in diretta ogni avvenimento. YouReporter è molto più vicino a questo modello.

M – Prosumer (producer/consumer): è finità l’era della fruizione passiva? I mercati sono diventati enormi conversazioni di massa?

SdN – La fruizione passiva, soprattutto in Italia, credo coinvolga la stragrande fetta della popolazione purtroppo. Il senso di stanchezza e delusione verso la politica non sfocia in prese di posizione e iniziative di gruppo. Il Paese sembra quasi addormentato. Ci vorrebbe un grande rinascimento che parta dalla consapevolezza di quanto grandi siano gli strumenti, grazie ad internet, a disposizione di ognuno di noi.

M – Youreporter è un progetto in evoluzione?

SdN – Dal punto di vista tecnico moltissimo. Siamo all’1% dello sviluppo. Dal punto di vista concettuale no. L’idea è questa, credo e spero sia vincente. La porteremo avanti con determinazione.

M – Avete rapporti diretti con i cittadini/reporter?

SdN – Per il momento no. Il modello è quello di YouTube. Non li conosciamo direttamente.

M – Quante persone compongono lo staff? Qual’è la loro età media e come si rapportano con il web?

SdN – Il punto veramente dolente. Sembrerà una follia… Siamo in due. Un mio amico di vent’anni sul fronte programmazione. Io (23 anni) sul fronte contenuti. Allargheremo presto la squadra.

Sembra essere un buon momento per il Citizen Journalism. Il cittadino-reporter sarà una delle figure più importanti dei prossimi anni e anche il web si è accorto di questa rivoluzione antropocentrica, aprendo nuovi spazi dedicati alle notizie provenienti dal basso, che entrano di diritto a far parte dei nostri palinsesti.

Il primo esempio che voglio citare è YouReporter, piattaforma tutta italiana dove l’utente può inserire foto e video che diventano notizie. I materiali possono essere ripresi gratuitamente anche dalla Tv e dai siti d’informazione per integrare articoli, servizi, reportage etc… a patto che venga citata la fonte. Insomma, un luogo virtuale dove viene dato spazio ad uno sguardo locale che rischia di non entrare mai nell’agenda setting.

Un’altro esempio illustre è quello di YouTube che ha deciso di aprire un canale dedicato esclusivamente al citizen journalism, chiamato Citizen News: lo scopo è quello di aggregare video di informazione vera e propria che potrebbero perdersi nel marasma di c…..e di cui è pieno il portale. Vi lascio al video introduttivo di Olivia, News Manager di YouTube.

Per concludere e giusto per rimarcare che qualcuno alla RAI si salva, Gianni Minoli e RAI Educational hanno deciso di lanciare un nuovo format, Citizen Report, basato sul contributo degli utenti della rete, che possono raccontare le proprie storie. Finalmente un esempio serio di interazione tra la rete, gli utenti e la televisione.

Il palinsesto (e anche noi) ringrazia.

Inutile negarlo. Anche chi come me non ne può più dei soliti palinsesti e cerca da solo cosa guardare, in fondo ha sempre bisogno di un appuntamento fisso. Di rinunciare ad una partita di calcetto perchè, hey, oggi è venerdi e non posso perdermi il mio serial preferito.

Ci sono state serie televisive che hanno fatto la storia, che hanno introdotto l’elemento della narrazione a puntate: ma attenzione, non parlo delle soap-opera alla Dallas, Beautiful e storie del genere dove lui sta con lei, che ha una gemella che sta con il figlio segreto di lui che ha avuto con la governante lesbica della sorella gemella.

Dal primo telefilm, I love Lucy del 1951, il genere ha avuto un vertiginoso successo: quasi ogni contesto e classe sociale è stata rappresentata in un telefilm. Poveri del ghetto, mafiosi, medici, amici, agenti di polizia, famiglie, sacerdoti (anche con famiglia), dispersi, detenuti, ragazze madri, casalinghe e chi più ne ha più ne metta. Il mio preferito? Non ne ho uno solo, ma cronologicamente direi che quelli che ho seguito con maggiore interesse sono stati Friends, I Soprano e Prison Break.

Ma se spegnessimo la Tv, il web potrebbe darci format seriali degni di nota? La mia personalissima risposta è sì. Sul web esistono tantissime serie un pò underground che meritano di essere approfondite.

Per guardare sul web quelle che andavano in onda sulla Tv italiana, c’era Rifletto TV, ma ha fatto una brutta fine ai sensi dell’articolo 354 del C.P.P. 😀

Non resta che districarsi in un mare di creatività poco conosciuta e, forse per questo, fresca e di forte impatto anche se c’è da fare i conti con una lingua straniera. Già perchè quelle che vi voglio far conoscere oggi sono in inglese (niente paura, non sono poi così incomprensibili).

La prima segnalazione riguarda Scam School (più o meno scuola di truffa) che non è proprio un telefilm, ma un programma in cui il conduttore/protagonista, Brian Brushwood, ci insegna a barare per ottenere drink gratis, soldi facili e quant’altro. Il format è arrivato alla nona puntata ed io non vedo l’ora che esca la decima! Tutte le puntate sono scaricabili (anche in file .torrent) in diversi formati, sia in alta che in bassa definizione.

Vi è piaciuto Cloverfield (a me sì)? Se la risposta è affermativa vi consiglio di dare un’occhiata a 2009 A TRUE STORY, serie molto ben fatta che ci mostra cosa sarebbe accaduto dopo un’eventuale secondo attacco terroristico agli USA: vi anticipo la risposta…guerra. Protagonista principale è Sara Ford, diciottenne che registra sistematicamente dei video tramite webcam. Alcune puntate sono davvero belle, con ottimi effetti speciali. Quella che trovate sotto è la primissima.

L’ultima segnalazione riguarda Take Me Back, serie molto divertente realizzata da Seth Mendelson e Joe Baron.

Un’anticipazione sulla trama? Traducendo un trafiletto trovato in giro per la rete vi dico che la storia parla del “classico ragazzo medio che ha un lavoro noioso ed una vita sociale ugualmente noiosa. Poi, un giorno viene rapito da un vigilante mascherato e sbattuto nel portabagagli della macchina”. Google Translate è stato più poetico di me.

Buona telefilm-dipendenza! E se ne conoscete altre fatemelo sapere 😉

logo.gifLa mia passione per il reggae è stranota (e se non lo sapevate ora ne siete a conoscenza 😀 ) e come tutti mi capita di cercare video sui classici portali come YouTube che se da un lato ha il vantaggio di essere stracolmo di materiale, a volte risulta dispersivo per ricerche mirate.

Navigando alla ricerca di positive vibrations ho fatto questa interessante scoperta: esiste un bel portale, Dancehall Tube, che ci da l’opportunita di scovare delle vere e proprie chicche legate al reggae, come interviste, video live del passato e molto altro ancora.

Ci sono ben 9 canali tra i quali cercare ed il funzionamento del portale è del tutto simile a quello di altri più blasonati, con la possibilità di cerare playlist, commentare, creare gruppi, scaricare il video, embeddarlo etc…

Uno dei miei preferiti è sicuramente questo, davvero una splendida performance…

Yes, you got to be strong
And be all the best you can
The world is out there,conquer your fears
And don’t you wait too long …

Capito chi è? 😉

google-tv.jpgBig G colpisce ancora. E questa volta, se il progetto va in porto, ne vedremo delle belle in tutti i sensi. Non è una novità l’idea di televisori web oriented, ma se c’è Google di mezzo niente è impossibile. Tutto si può dire (vedi problemi di privacy e censura) tranne che Larry Page e Sergey Brin non abbiano rivoluzionato il modo di fruire il web.
L’accordo con la Panasonic per lo sviluppo di televisori al plasma con il quale accedere a servizi on line (tramite una scheda ethernet integrata) come Youtube e Picasa consentirebbe di sedersi tranquillamente in poltrona e scegliere i video da vedere. Che dire, almeno per me, sarebbe un sogno.
Ma la vera buona notizia è che non essendo un accordo esclusivo, molte note case produttrici, come Sharp e Samsung, stanno lavorando seriamente a delle soluzioni che uniscano Internet e TV. Sarebbe il trionfo della multimedialità, una convergenza dal potenziale illimitato (banda larga permettendo): pensate ad un telecomando con il tastino dedicato a Youtube, solo per citare il capostipite.
Il trittico è presto fatto: contenuti multimediali-HD-schermi panoramici. Ma qui arrivano le prime note stonate.
Per i contenuti, l’evoluzione è stata abbastanza rapida e non è difficile reperire video di buona qualità (contenutisticamente parlando); il discorso è un pò diverso per i video in HD: sono stati fatti i primi passi, ma ora come ora è pressochè impossibile trovare, su servizi di video sharing, dei video con una risoluzione di almeno 1280×720. C’è tutta la possibilità di crescere, a patto che cresca la banda per uploadare tali file su piattaforme adatte alla loro fruizione.
Personalmente, mi accontanterei, per il momento, anche di un 800×600, ma di certo sarebbe pessimo vedere dei filmati con una risoluzione tipica di servizi come Youtube (320×240) su uno schermo panoramico che magari supporta l’alta definizione. Sgranati, a quadratini, insomma l’effetto lo conosciamo tutti.
La tecnologia, invece, sembra essere in un momento di grande sviluppo, come ci dimostra anche il CES di Las Vegas: la stessa Panasonic ha presentato un sistema per la personalinazzione degli ambienti domestici basato su riconoscimento facciale e immagini proiettate direttamente sulle pareti. Si sfiora la fantascienza.
La rivoluzione multimediale passa da Google, ma anche dalla concreta volontà di voler dare un futuro a questo progetto. Giusto provider?

Partono i nuovi spot della RAI: io non mi occupo di marketing, ma da profano mi sembra una bella campagna pubblicitaria. In fondo, il messaggio che ci lascia è quello che ha ispirato questo blog, una TV su misura in base alle nostre esigenze…poi che la RAI porti davvero avanti quello che dice, beh, lo vedremo!

Anche i nuovi spot SKY mi hanno colpito molto: quello che preferisco è la fabbrica dei sogni. Già, perchè in fondo cosa desideriamo davvero da una piattaforma satellitare: la certezza di contenuti di nostro gradimento al costo di un abbonamento. E se questo è merito di un Hotbird, allora mi sento davvero in un sogno…

Ora, spero che non sia solamente uno sfruttamento del tema (che attualmente “tira” di brutto), ma la volontà di insistere realmente sulla creazione di contenuti, non dico personalizzati al 100%, ma comunque divisi per genere. Solo così l’utente potrà davvero godere di un’esperienza televisiva soddisfacente.

Vota su

Pagina successiva »