p2p


Imporsi nel mercato mediale non è mai semplice: le offerte crescono, i canali si moltiplicano e la concorrenza rischia di tagliare le gambe a progetti ambiziosi che per mancanza di risorse non riescono a stare al passo dei rivali. Altro aspetto fondamentale che , secondo me, caratterizza il panorama italiano è la capacità di fruizione reale che non cresce parallelamente a quella potenziale: ci sono più canali vero, tante belle offerte super pubblicizzate, ma di certo non tutti possono abbonarsi all’IPTV (l’ADSL non è così diffusa e quella che c’è, a volte, è veramente ridicola a livello di prestazioni) e non tutti ricevono il segnale del DTT. Il mio caso è sintomatico: navigo con il doppino a 56Kb, sfrutto di rimbalzo (con numerose interruzioni) il segnale del DTT, abitando a soli 6 km da un capoluogo di regione (Campobasso), non nella tundra siberiana. Ed ho appena cambiato l’antenna.

Se queste forme di distribuzione video stanno sottraendo sempre più spettatori alla Tv generalista, devo, purtroppo, riscontrare che le quotazioni del P2P sono scese drasticamente: la colpa di questa mezza disfatta sta nel fatto che molti sono tornati a considerarlo solo un modo per scaricare illegalmente o per vedere eventi sportivi “a scrocco”.

Sono stati fatti grandi sforzi per “ripulire” l’immagine del peer to peer (nonostante la sua indiscussa legalità e utilità), ma la crescente gogna mediatica che lo ha colpito ha ridato al fenomeno quell’aria underground (in termini negativi) da cui si era distaccato a fatica e progetti di P2P-TV sono tornati ad essere additati come sistemi illegali e poco vantaggiosi sia per gli sviluppatori sia per chi vorrebbe investire: l’esempio più eclatante è rappresentato da Streamerone, software tutto italiano che ha dovuto darsi un prezzo, 3€.

Per quanto simbolici, sono la conferma di una situazione tutt’altro che rosea: non mi resta che sperare in Next.

UPDATE

Dopo aver letto il post di risposta di Petrescu, mi sono accorto che qualche mia affermazione non è stata compresa fino in fondo: DTT e IPtv non stanno “uccidendo” il P2P, ma ne stanno minando una base già di per sè non molto solida. Tante persone, anche spaventate dalla scarsa geolocalizzazione dei programmi (il cinese e l’inglese la fanno da padroni), preferiscono guardare una tv che si è sì arricchita grazie a DTT e IPtv, ma che, come ho cercato di spiegare, sono tecnologie che ancora tagliano fuori una fetta di utenza.

Le cause della crisi sono molteplici e non si esauriscono con il ruolo di DTT e IPtv, come analizza anche Petrescu, ma dalla mia esperienza in giro per i forum, ho avuto modo di notare dei giganteschi passi indietro nella considerazione verso il P2P e le P2Ptv: ah sì, mi vedo le partite a “scrocco” ma poi accendo la tv. E da qui è nata la delusione che mi ha spinto a scrivere il post.

Mi scuso se qualche passaggio non è stato chiarissimo.

Supporta gli artisti, non le multinazionali.

I wouldn’t steal

…The media industry has failed to offer viable legal alternatives and they will fail to convince consumers that sharing equals stealing. Unfortunately, they have succeeded in another area – lobbying to adapt laws to criminalize sharing, turning consumers into criminals…

Evidentemente, al Parlamento Europeo hanno ben altro da fare che approvare tutte le proposte avanzate dai mille curiosi personaggi che danno tanto colore all’Europa. Qualche amante di uno dei giochi che caratterizzano gli Stati Uniti, ha ben pensato di risolvere il problema Pirateria & P2P come facevano il mitico Nolan Ryan o Roger Clemens: tre strike, eliminato.

Già, perchè sulla scia della “Dottrina Sarkozy”, il parlamentare francese Guy Bono (evito ogni facile ironia), ha lanciato una bella palla slider presentando un emendamento che prevede la sospensione forzata del collegamento a internet nel caso un utente venisse “pizzicato” tre volte a scaricare e uploadare materiale coperto da copyright.

Alla prima ti tirano le orecchie, alla seconda una bella paternale e una settimana senza Tv, alla terza a letto senza cena…

Fortunatamente, l’emendamento è stato bocciato con la conclusione che internet e il suo accesso sono un diritto universale per il cittadino, facendo notare come non si possa trattare un file-sharer alla stregua di un pericoloso criminale. E meno male, perchè dopo i funesti risultati elettorali italiani, se fosse stato approvato anche il testo dell’emendamento, avrei davvero iniziato seriamente a pensare di fare i bagagli per il luogo più lontano e isolato possibile.

Ma non è tutto oro quello che luccica: la bocciatura non è vincolante, quindi ogni singolo stato può agire secondo le proprie leggi in materia. E considerando che l’anno prossimo quel simpaticone di Sarkozy sarà presidente dell’UE, la battaglia per un P2P non dico libero, ma regolamentato in maniera equa, sarà lunga e difficile.

Intanto noi rispondiamo con un fuoricampo: Guy Bono…sei eliminato!

pear_to_pear_by_jeel.jpgMentre si scatena una vera e propria crociata contro il file sharing, una notizia davvero molto importante ci arriva dall’Unione Europea che ha stanziato ben 15 milioni di euro per finanziare un progetto che porterà ad un nuovo livello il peer to peer: veicolare, tramite le architetture P2P, flussi audio e video.
P2P-Next, questo il nome dato all’ambizioso progetto che vedrà la collaborazione di BBC, Lancaster University, MarkenkFilm, Pioneer Digital Design Centre e VTT Technical Research Center. Finalmente si smetterà di identificare il P2P con lo scambio di file protetti da copyright, nonostante l’aura malvagia che si cerca di far calare su una filosofia che ha alla sua base il download/upload contemporaneo, dove tutti sono server e client allo stesso tempo: un’ uguaglianza gerarchica che legata all’open source (molti programmi P2P sono completamente aperti) fa del P2P una fonte di sperimentazione e innovazione legata a tutta la rete.
E’ da tempo che su questo blog supporto il P2P e alla luce di questi fatti, mi viene da pensare che finalmente qualcosa si muove nella giusta direzione: una piattaforma di distribuzione per contenuti audio/video che dovrebbe consentire a milioni di persone di godere finalmente della tanto agognata esperienza televisiva via internet in maniera legale e professionale.
Se per me e tanti altri, scegliere il P2P non è mai stato un dilemma, a livello mondiale sono stati tanti i dubbi che hanno impregnato le discussioni su come valutare questo nuovo modo di approcciare il web a livello crossmediale: dall’illegalità alla privacy, il P2P è sempre stato visto come un “sottobosco” da pirati e smanettoni che non vogliono comprare film e cd o abbonarsi a Sky. Un progetto come quello finanziato dall’UE metterà sicuramente a tacere una buona parte di persone che identificano la condivisione di file o flussi di audio, video e dati con eMule, BitTorrent e compagnia bella.

C’è di più, molto di più e qualcuno sembra averlo capito. Allelujah, Allelujah.

Come un messaggio nella bottiglia lasciato in quel grande mare che è la rete P2P. eMule (nel mio caso AdunanzA) può riservare grandi sorprese 😉

http://www.mediafire.com/?9tgtndjmytz

Dopo che avete ascoltato e se avete voglia di approfondire cliccate qui, anche se l’ultimo aggiornamento risale al 22 agosto.

http://www.mediafire.com/?9tgtndjmytz   —  link al file

20061021-snipshot_hce474t82.jpgNon sono abituato a ridere sulle disgrazie altrui, ma leggendo delle disavventure della RIAA (l’agenzia governativa americana che si occupa di scovare e punire i “pericolosissimi” utilizzatori del P2P), beh, sono sincero, una sana risata me la sono fatta. Tra cause perse ed email personali pubblicate, per i giustizieri informatici non è proprio un bel periodo.

Ripercorriamo i fatti: sono state pubblicate sulle reti P2P 6621 email private appartenenti ai vertici di Media Defender (nome molto discutibile), società che si occupa, per conto della RIAA, di contrastare il P2P e rintracciare gli indirizzi IP degli utenti. Basta leggere questo corposo documento per rendersi conto di come si comportano queste società, che predicano a voce alta valori come il rispetto.

Definire illegali i metodi con cui scandagliavano il web alla ricerca dei cattivi mi sembra abbastanza riduttivo: ogni norma sulla privacy scavalcata, server e siti fasulli messi in piedi come trappole per topi e riempiti di file falsi. Il tutto condito dal linguaggio usato nelle email: epiteti sprezzanti e dispregiativi, scambi di opinioni su come “fregare” gli utenti e rintracciare la loro posizione.

Insomma di Defender c’è veramente poco. Ma c’è di più, nemmeno in tribunale la RIAA se la cava meglio. Il giudice Donald Ashmanskas ha archiviato un caso che durava da anni, portato avanti dall’industria musicale americana nei confronti di numerosi cittadini, per mancanza di prove. In breve, si legge nelle cause d’archiviazione, che la politica persecutiva fatta di continue azioni legali, non solo danneggia la libertà personale, ma causa uno stato di paura ingiustificata che danneggia chi fa un uso legale delle reti P2P e del web in generale.

Difendere il diritto d’autore non significa andare oltre la soglia della legalità e delle libertà personali. Sarebbero loro i paladini della giustizia?

Lo scenario italiano sul diritto d’autore è sempre più preoccupante. E’ di un mesetto fa la notizia che a causa dell’uso ridicolo del copyright, sono state eliminate le foto di tutte le opere architettoniche moderne da Wikimedia Commons e della Wikipedia italiana: continua, quindi, a perseverare, una situazione che vorrei definire “medievale”. Siamo ancora all’epoca delle corti e dei menestrelli? La risposta, purtroppo, è affermativa e quando qualcuno cerca di fare qualcosa di buono, l’eco mediatico è quantomeno scarso.

Mi riferisco al senatore Mauro Bulgarelli (nella foto a sinistra), uno dei pochi che si batte ancora contro l’immobilismo che vige in Italia, il quale ha recentemente presentato un DL per l’introduzione del fair use nel nostro paese e che a breve proporrà un altro DL per l’introduzione dellalibertà di panorama. Siamo di fronte ad uno scenario legislativo in cui non mi stupirei che venisse reintrodotta la ghigliottina. Dato che mi è sembrata molto interessante e considerando che l’avrò trovata su una manciata di siti (media dove siete?), volevo riportarvi, integralmente, l’intervista che il senatore ha rilasciato a Punto Informatico, sperando che venga letta e fatta circolare il più possibile.

Punto Informatico: Nella sua interrogazione del 7 febbraio 2007, ha sollecitato i Ministri competenti sull’opportunità di inserire anche nella legislazione italiana la dottrina del “fair use“. Crede ci sia qualche possibilità concreta?
Mauro Bulgarelli: Io penso sia matura la consapevolezza che la conoscenza sia un bene comune e, su questa base, è assolutamente necessario arrivare anche in Italia a una normativa moderna che recepisca questo principio generale. Non so dire quali possano essere i tempi per introdurre materialmente delle norme che tutelino questo diritto alla conoscenza, ma sono convinto che non saranno lunghi, almeno per ciò che concerne la questione che ho posto nell’interrogazione.

PI: Ovvero?
MB: La questione del cosiddetto “fair use“, appunto, oggetto anche di un disegno di legge che ho presentato recentemente (AS 1461), nel quale si pone il seguente problema: nel nostro paese chiunque utilizzi Internet per condividere, senza scopo di lucro ma per semplice uso personale, opere coperte dal diritto d’autore senza averne titolo, incorre in un reato penale avente come pena fino a quattro anni di carcere e 15.000 euro di multa. Mi sembra del tutto evidente la sproporzione tra l’atto materiale, cioè il condividere e scaricare un brano musicale, un film o un libro, e la sanzione. Non solo: attualmente chi, come gli insegnanti autori di siti Internet di didattica e cultura non profit, o come la stessa Wikipedia, utilizza immagini digitali riproducenti opere protette dai diritti d’autore, viene denunciato dalla SIAE e sanzionato con ingenti multe pecuniarie.

PI: E cosa prevede, invece, il suo disegno di legge?
MB: Che non debba essere perseguito chi pubblica a titolo gratuito immagini a bassa risoluzione per uso strettamente didattico o per fini culturali, principio che il mondo anglosassone ha già codificato da tempo con il concetto di fair use. Il disegno di legge prevede inoltre che “chiunque possieda legittimamente un’opera ai sensi della legge n. 633 del 22 aprile 1941, su qualunque supporto essa sia, ha il diritto di farne copia per proprio uso strettamente personale”.

PI: Intanto, a causa di quanto prevede attualmente la Legge italiana sul diritto d’autore, l’intera produzione architettonica italiana moderna sta scomparendo dalla più grande enciclopedia telematica del mondo. Si tratta di un rischio per la promozione dei beni culturali italiani o al contrario, è un’adeguata forma di tutela per i progettisti?
MB: Si tratta sicuramente di un grave pregiudizio per la cultura italiana e per i milioni di utenti che attraverso Wikipedia possono non solo accedere a una straordinaria fonte di contenuti gratuiti e ridistribuibili, ma possono contribuire attivamente al loro aggiornamento. Ed è chiaro che se da Wikipedia scomparissero le foto del patrimonio architettonico del nostro paese ciò sarebbe un riflesso proprio dell’arcaico impianto normativo che in Italia regola il diritto d’autore. Come dicevo, il disegno di legge che ho presentato, redatto prima della decisione di Wikipedia e sottoscritto da parecchi altri senatori, mira proprio a correggere quelle norme ormai desuete e che, per quanto riguarda Internet, devono comunque fare i conti con la dimensione globale della Rete. È chiaro però che attorno alla questione del copyright occorre creare in Italia una convergenza tra operatori culturali, mondo della politica e utenti della Rete, senza la quale non si riuscirà a incidere su una filosofia ottusamente protezionistica.

PI: Questa convergenza potrebbe nascere dalle istituzioni? Che potrebbero, per esempio, fare chiarezza sulla legge, consentire la riproduzione in quanto committenti dell’opera, oppure promuovere un intervento del legislatore…
MB: Chiaro che sì! Ma le istituzioni riflettono la cultura politica di cui sono espressione e, in particolare, quella della classe di governo. Da parte mia non ho difficoltà a riconoscere che la maggioranza di cui faccio parte ha mostrato fin qui una scarsa attenzione a tematiche così importanti. Non so se ciò sia da addebitare a una sorta di provincialismo duro a morire o alle difficoltà fin qui incontrate nell’azione di governo. Resta il fatto che prima o poi si dovrà fare i conti con la dimensione globale assunta dalla comunicazione e dalla circolazione dei contenuti culturali, rimuovendo tutti quegli ostacoli normativi tuttora esistenti.

PI: Per esempio in Italia manca la “libertà di panorama”, che permettere di fotografare e riprodurre le opere architettoniche pubblicamente visibili senza preoccuparsi di eventuali diritti di copyright. La maggioranza delle legislazioni europee invece la prevede. Cosa si potrebbe fare in proposito?
MB: Quella della comunità europea è un’altra strada da percorrere per esercitare pressione sui legislatori nostrani. Se l’Europa deve essere un punto di riferimento per le singole legislazioni non si capisce perché non debba esserlo in questo specifico settore. E proprio la “libertà di panorama”, sulla quale stiamo lavorando a un nuovo disegno di legge, può essere un buon punto di partenza per sollecitare l’adeguamento delle nostre leggi a quelle delle altre nazioni europee.

L’iter per la conversione in Legge di un disegno è piuttosto complesso. La scelta dei tempi per porre la discussione all’attenzione dell’aula o di una commissione specifica spetta al Presidente Marini: crede che una sollecitazione popolare possa agevolare questo processo?
MB: In linea di massima è questo l’iter, ma se un disegno di legge viene presentato da tutto il gruppo (capogruppo è la sen. Manuela Palermi, NdR) si ottiene in genere un’informale via preferenziale.
Per quanto riguarda la sollecitazione popolare, la risposta è: sicuramente sì.

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