comunicazione


Sapete quando si dice alla propria moglie (sfortunata): “Cara, esco a comprare le sigarette” e poi ci si ripresenta dopo mesi e mesi? Ecco, ora posso dire ai miei lettori, “Cari, sono tornato a casa, dopo mezzo anno, ma c’era traffico!”

A parte gli scherzi, dopo un bel periodo di inattività si torna a fare sul serio: ridiamo vita a questa creatura, un pò assopita, ma assolutamente viva e vegeta.

Ai prossimi post,

Michele

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A leggere l’intervista che Luca Tiraboschi, direttore di Italia 1, ha rilasciato a La Stampa, si fa quasi fatica a credere ai propri occhi. Finalmente qualcuno che dice quello che pensa. E non importa se ci fa una pessima figura.

nuova-sede-italia-11A parte la valutazione incondivisibile sull’arretratezza del web rispetto alla tv generalista (spero davvero che sia stata una battuta), Tiraboschi risulta estremamente cristallino quando gli viene posto il quesito di quanto possa essere educativa la sua rete: al diavolo l’educazione, noi qui facciamo soldi. Con tanto di simbolo del dollaro che gli luccica negli occhi.

«Qui si fanno trasmissioni in cui mettere pubblicità. Noi garantiamo agli investitori circa tre milioni di spettatori mentalmente giovani»
. Peccato che mentalmente giovane non significa sorbirsi a bocca aperta il palinsesto “gggiovane” di Italia 1. Inutile rimarcare che di questi tempi, gli spettatori sono molto più consapevoli, multimediali e soprattutto esigenti: voglio contenuti personalizzati, innovativi, da fruire a piacimento (tutta roba che si trova sul web Dir. Tiraboschi, non su Italia 1).

Se internet sta colonizzando il mercato è perchè la tv generalista non ha più nulla di nuovo da offrire. Lei caro Direttore cosa ci offre di innovativo? Mr Lui? O i simpaticissimi promo in cui la gente si rende ridicola per urlare il nome della rete ed avere così 15 secondi di gloria?. Se queste sono le premesse, la vedo alquanto dura.

Ma in fondo non c’è da sorprendersi per le parole di Tiraboschi: sono discorsi da manager, discorsi legati ai profitti (sempre più in calo) dettati anche da un certo timore verso il nuovo che avanza. Anche se fa abbastanza riflettere la sua mancanza di attenzione verso il pubblico, semplici numeri da proporre agli investitori.

«Nel 2009 Mammuccari sarà protagonista di una fiction. E Chiambretti condurrà tre seconde serate sul tema dei numeri uno, ma potrebbe fare incursioni anche su Canale 5 o inziare su Italia 1 e dopo sei mesi cambiare. Enrico Ruggeri torna a Quello che le donne non dicono. Giorgio Mulé condurrà Borders, approfondimento del sabato di Studio Aperto su casi di cronaca italiani ed esteri. Poi vorrei un programma di news per giovani tipo Annozero».

Tanti ottimi motivi per NON accendere la tv.

In attesa di dare un mio giudizio su Livestation, la Tv P2P di Microsoft, ho 10 inviti da distribuire. Lasciate un commento con una mail valida e sarete accontentati.

Parlando di Tv, e in particolare di Current Tv, chi va a vedere Al Gore a Roma l’8maggio? Fatemi sapere.

UPDATE

Sul vecchio pc con 512 MB di ram, Livestation non parte nemmeno. Sul nuovo (4GB di ram, processore Intel Core 2 Duo T7300 2.00 GHz), la visione è fluida e l’audio scorre bene senza incepparsi. Una connessione veloce è fortemente consigliata (io ho Fastweb 20 mega).

I tempi di caricamento sul nuovo pc sono ottimi: dal login alla comparsa delle immagini non passano più di 10 secondi e anche dopo il cambio canale, le immagini vengono visualizzate rapidamente. Interessante la possibilità di visitare il sito abbinato al canale che si sta guardando.

Per ora sono disponibili solo canali di news: Al Jazeera, BBC, Bloomberg Television, EuroNews (anche in italiano), France 24 e Sky News (in italiano).

Il mio giudizio è, tutto sommato, positivo: sperando in qualche canale aggiuntivo, i 10 canali di news forniscono un’ottima e più che valida alternativa alla pessima informazione che ci viene proposta dalla tv nostrana.

Per una visione d’insieme più approfondita di Livestation, vi rimando all’ottima presentazione di Luca Palli.

Buona Visione!

cover.jpgMi piacciono le patatine, ma il titolo del post si riferisce ad una bella riflessione di Nancy Miller: Movies, TV, songs, games. Pop culture now comes packaged like cookies or chips, in bite-size bits for high-speed munching. It’s instant entertainment – and boy, is it tasty.

Lo sviluppo dei new media e la sensazione che i vecchi media avessero fatto ormai il loro tempo, hanno contribuito pesantemente a modificare il modo di soddisfare il nostro bisogno informativo e di intrattenimento. Pillole, podcast, chiamateli come volete, ma la realtà oggi è ben diversa da quella di qualche decennio fa, soprattutto per i giovani che entrano in contatto con le nuove tecnologie molto prima rispetto alle generazioni precedenti.

Come dice qualcuno (e io lo ribadisco) i giovani non guardano più la TV e per delle valide ragioni: qualità scarsa, poca interattività, palinsesti totalizzanti. Nello stesso tempo di un programma in Tv, posso scegliere e guardare video su internet, votarli e commentarli, interagire con altre persone: e questo vale per video, musica, giochi. Molto multitasking!

E come si può constatare il tutto è “confezionato” per essere consumato in tempi rapidi e dovunque si vuole.

Today, media snacking is a way of life.

La TV tradizionale è proprio il media che ha subito di più questa trasformazione, con un calo di fruitori esponenziale e impossibile da ignorare: è vero, non sparirà, ma noi giovani non la guardiamo più sia per i motivi che ho spiegato qualche rigo fa sia perchè abbiamo altro da fare. Siamo sempre connessi e viviamo la crossmedialità interattiva. Se non abbiamo almeno quattro task in esecuzione è una giornata fiacca. Il web ci capisce e ci accoglie a braccia aperte, la TV no e noi siamo sensibili al menefreghismo!

Questo video riassume tutto quello che si può dire sull’argomento: non mi stancherò mai di vederlo (anche per qualche personaggio di mia conoscenza che si vede alla fine 😀 ), quindi lo segnalo volentieri.

Un grazie anche a Salvatore per la segnalazione sulla Snack Culture.

silvio.jpg

 

Lo so, non c’entra niente, ma ogni tanto qualche st..upidaggine si può postare (e se non vi sta bene, il blog è mio e decido io 😀 ). D’altronde la comunicazione è come una nota compagnia telefonica, tutta intorno a te, quindi facendo un giro un pò largo posso postare anche queste cose. Poi non so fino a che punto sia una stupidaggine, ma vabbè…

Ah riaggiorniamo la Treccani et similia!

Per par condicio ho cercato anche Veltroni, ma i risultati non sono stati altrettanto soddisfacenti.

Dopo un pò di assenza (sono alle prese con gli ultimi esami e la tesi) volevo fare un omaggio ad un personaggio, Nicholas Negroponte, che oltre ad aver ispirato questo mio blog, sta ispirando la mia tesi di laurea ed un modo di pensare sempre più diffuso.

Il suo libro, Essere Digitali, pubblicato nel 1996, risulta ancora attuale sul tema della tv: Negroponte è stato un precursore per molti aspetti della rivoluzione digitale (ancora in atto) e leggere delle frasi scritte dodici anni fa, ma che hanno ancora un forte riscontro nella situazione attuale, mi fa pensare che il buon Nicholas sia stato un pò sottovalutato, cosa che capita spesso a chi esce fuori dal coro. Ma il vento è cambiato.

“Il futuro della diffusione dei programmi televisivi sta cambiando in modo radicale e non vi piacerà più nè condividere quello che viene offerto anche ai vostri vicini nè doverlo vedere in un momento determinato”.

“Quando guardate la tv, vi lamentate della risoluzione dell’immagine, della forma dello schermo o della qualità del movimento? Probabilmente no. Se avete qualcosa di cui lamentarvi, questo è il programma. E tuttavia quasi tutta la ricerca per una televisione avanzata mira proprio a perfezionare lo schermo, ossia il contenitore, invece che il contenuto”.

“La crescita dei pc sta avvenendo a un ritmo così veloce, che la futura telrvisione basata su archietture aperte verrà a coincidere esattamente con il pc”.

“Oggi il televisore vi consente solo di controllare la luminosità e il volume e di scegliere il canale. Domani vi consentirà scelte ben più ampie, a seconda che siate interessati a spettacoli a luci rosse, a quelli di azione o alla politica”.

“Gran parte dei programmi televisivi non occorre che siano trasmessi in tempo reale. Per la televisione digitale questo è un punto cruciale e tuttavia largamente ignorato”.

“Invece di pensare al prossimo passo nell’evoluzione della televisione in termini di maggior risoluzione, miglior colore o più programmi, pensate a un cambiamento nella distribuzione dell’intelligenza – o, più esattamente – allo spostamento dell’intelligenza, da chi trasmette a chi riceve”.

Il titolo di questo post è una delle sue frasi che più mi ha colpito e che riassume meglio il suo ed anche il mio pensiero. Vi consiglio davvero di leggere il suo libro.

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[ Via tvblog]

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