Il post non è una captatio benevolentiae. Non è un post di complimenti (quelli vanno fatti di persona). Questo post non è una rivalsa dei new media e dei suoi linguaggi. Non è un post politicizzato.

E’ semplicemente una riflessione su quanto può giovare alla televisione italiana qualche volto nuovo, senza stucchevoli completi gessati e senza la presunzione di essere chissà chi.

Non seguo particolarmente Matrix, ma quella di ieri sera, era una puntata che non mi sarei perso: la curiosità iniziale era tanta e man mano che si susseguivano gli interventi di Gramellini, Boeri e Polito, ho resistito strenuamente alla voglia di andare a dormire. Ero troppo curioso di sentire Diego: nella sua estrema semplicità, chiarezza e ironia ha dato una fantastica dimostrazione che non c’è bisogno di una cravatta e di paroloni astrusi per poter restituire alla televisione quel “potere” di trattenerti davanti allo schermo.

Ospite vanitoso e truccatissimo aka Mummia 0, Diego Bianchi aka Zoro 1. Alè.

Vi ripropongo la nona puntata di Tolleranza Zoro andata in onda ieri sera. Il giorno dopo c’è più gusto nel rivederla.

Nessuno ha sottolineato che prima di Matrix c’era La legenda di Zorro? Presagio…