maggio 2008


Per tutti gli appassionati del cinema vecchia scuola è nata First TV, sito che ci mette a disposizione un catalogo ben fornito di vecchi film, prevalentemente americani, in cui domina il genere horror e fantascientifico. First TV, promossa dalla concessionaria di pubblicità per televisioni locali Gti (Gruppo Televisivo Italiano), offre una buona qualità video, con una visione fluida anche per un’ adsl medio-bassa, frutto di una tecnologia che dovrebbe “sopportare” venti mila utenti connessi simultaneamente.

I costi verranno ammortizzati grazie alla vendita di spazi pubbicitari sia in-video, che tramite piccoli banner presenti all’interno della struttura del sito: per superare i momenti iniziali e per acquistare film più recenti da aggiungere al catalogo, si stima che siano necessari tre milioni di euro per canale.

Un’altra fetta di utenti da “rubare” ai palinsesti generalisti? Lo scopo è quello, visto il ruolo di leone un pò invecchiato che la TV ricopre attualmente.

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Sembra essere un buon momento per il Citizen Journalism. Il cittadino-reporter sarà una delle figure più importanti dei prossimi anni e anche il web si è accorto di questa rivoluzione antropocentrica, aprendo nuovi spazi dedicati alle notizie provenienti dal basso, che entrano di diritto a far parte dei nostri palinsesti.

Il primo esempio che voglio citare è YouReporter, piattaforma tutta italiana dove l’utente può inserire foto e video che diventano notizie. I materiali possono essere ripresi gratuitamente anche dalla Tv e dai siti d’informazione per integrare articoli, servizi, reportage etc… a patto che venga citata la fonte. Insomma, un luogo virtuale dove viene dato spazio ad uno sguardo locale che rischia di non entrare mai nell’agenda setting.

Un’altro esempio illustre è quello di YouTube che ha deciso di aprire un canale dedicato esclusivamente al citizen journalism, chiamato Citizen News: lo scopo è quello di aggregare video di informazione vera e propria che potrebbero perdersi nel marasma di c…..e di cui è pieno il portale. Vi lascio al video introduttivo di Olivia, News Manager di YouTube.

Per concludere e giusto per rimarcare che qualcuno alla RAI si salva, Gianni Minoli e RAI Educational hanno deciso di lanciare un nuovo format, Citizen Report, basato sul contributo degli utenti della rete, che possono raccontare le proprie storie. Finalmente un esempio serio di interazione tra la rete, gli utenti e la televisione.

Il palinsesto (e anche noi) ringrazia.

Non ho potuto non soffermarmi sul reportage di Denise Pardo, pubblicato dall’Espresso, riguardante la RAI e soprattutto la sua composizione. L’analisi della giornalista è impietosa e rivela la mastodontica (e inutile), grandezza dell’entourage che lavora per la RAI: ” Tra contratti a tempo indeterminato (9.889 per la capogruppo, 11.250 in totale) e contratti a tempo determinato per esigenze di produzione e di gestione (1.998 in tutto), la cittadella Rai arriva a 13 mila e 248 abitanti. Quanto gli abitanti di Lavagna. Il doppio di quelli di Asolo. La metà di quelli di Enna. Senza considerare la montagna dei 43 mila contratti di collaborazione (da quello a Bruno Vespa all’ultimo figurante)” ed ancora “Centoquattordici parrucchieri, 67 camerinisti, 66 arredatori, 61 falegnami, 18 costumisti, 12 meccanici, 34 consulenti musicali, 36 scenografi, un’orchestra leggera di 16 elementi (indipendente da quella sinfonica della Rai di Torino con 116 musicisti) che non viene utilizzata da anni. Più o meno 400 unità, retaggio dei decenni del monopolio (i formidabili anni 1950-80, quando la Rai realizzava tutto al suo interno) e che già da sole equivalgono all’intero organico di La 7-Mtv”.

La situazione è più comica o drammatica? Difficile rispondere a questa domanda. La cosa che balza subito agli occhi è il numero eccessivo di alcune figure professionali (?): duplicati inutili alla Isaac Asimov, che stagnano da anni grazie a raccomandazioni varie (ministeriali, governative, vaticane etc…), un vero giacimento inesauribile di staticità, immobilismo nocivo e stratificazione che il Paleozoico e i suoi fossili ci fanno un baffo.

Ma almeno producono contenuti? Ecco la risposta: “Nonostante la mole del personale (che, secondo le previsioni, entro il 2009, è destinato ad aumentare di altre 1732 unità, se non ci saranno nuove soluzioni gestionali e sindacali), il 22 per cento delle produzioni della televisione di Stato è affidato all’esterno“. Ironia della sorte, questo 22% potrebbe essere l’unico salvabile di tutto il palinsesto.

E cosa rimane? Tg, qualche show, approfondimenti (pochi quelli degni di nota) e quel simpatico carrozzone trash che ormai è il fiore all’occhiello della TV italiana in generale. Ne viene fuori un’immagine coloniale della RAI, abituata alla dominazione del governo di turno, dove si svendono poltrone, anche quelle più insignificanti. Siamo di fronte ad una mini-società che rispecchia quello che è l’andazzo italiano. E chi ci rimette? Chi paga il canone (ma anche chi non lo paga) che deve fare i conti con un servizio di stato fatiscente e anacronistico: in fondo che cosa è cambiato dagli anni ’60? Ah vero, ora le trasmissioni sono a colori.

Facile criticare, vero, ma impossibile non farlo (costruttivamente).

Inutile negarlo. Anche chi come me non ne può più dei soliti palinsesti e cerca da solo cosa guardare, in fondo ha sempre bisogno di un appuntamento fisso. Di rinunciare ad una partita di calcetto perchè, hey, oggi è venerdi e non posso perdermi il mio serial preferito.

Ci sono state serie televisive che hanno fatto la storia, che hanno introdotto l’elemento della narrazione a puntate: ma attenzione, non parlo delle soap-opera alla Dallas, Beautiful e storie del genere dove lui sta con lei, che ha una gemella che sta con il figlio segreto di lui che ha avuto con la governante lesbica della sorella gemella.

Dal primo telefilm, I love Lucy del 1951, il genere ha avuto un vertiginoso successo: quasi ogni contesto e classe sociale è stata rappresentata in un telefilm. Poveri del ghetto, mafiosi, medici, amici, agenti di polizia, famiglie, sacerdoti (anche con famiglia), dispersi, detenuti, ragazze madri, casalinghe e chi più ne ha più ne metta. Il mio preferito? Non ne ho uno solo, ma cronologicamente direi che quelli che ho seguito con maggiore interesse sono stati Friends, I Soprano e Prison Break.

Ma se spegnessimo la Tv, il web potrebbe darci format seriali degni di nota? La mia personalissima risposta è sì. Sul web esistono tantissime serie un pò underground che meritano di essere approfondite.

Per guardare sul web quelle che andavano in onda sulla Tv italiana, c’era Rifletto TV, ma ha fatto una brutta fine ai sensi dell’articolo 354 del C.P.P. 😀

Non resta che districarsi in un mare di creatività poco conosciuta e, forse per questo, fresca e di forte impatto anche se c’è da fare i conti con una lingua straniera. Già perchè quelle che vi voglio far conoscere oggi sono in inglese (niente paura, non sono poi così incomprensibili).

La prima segnalazione riguarda Scam School (più o meno scuola di truffa) che non è proprio un telefilm, ma un programma in cui il conduttore/protagonista, Brian Brushwood, ci insegna a barare per ottenere drink gratis, soldi facili e quant’altro. Il format è arrivato alla nona puntata ed io non vedo l’ora che esca la decima! Tutte le puntate sono scaricabili (anche in file .torrent) in diversi formati, sia in alta che in bassa definizione.

Vi è piaciuto Cloverfield (a me sì)? Se la risposta è affermativa vi consiglio di dare un’occhiata a 2009 A TRUE STORY, serie molto ben fatta che ci mostra cosa sarebbe accaduto dopo un’eventuale secondo attacco terroristico agli USA: vi anticipo la risposta…guerra. Protagonista principale è Sara Ford, diciottenne che registra sistematicamente dei video tramite webcam. Alcune puntate sono davvero belle, con ottimi effetti speciali. Quella che trovate sotto è la primissima.

L’ultima segnalazione riguarda Take Me Back, serie molto divertente realizzata da Seth Mendelson e Joe Baron.

Un’anticipazione sulla trama? Traducendo un trafiletto trovato in giro per la rete vi dico che la storia parla del “classico ragazzo medio che ha un lavoro noioso ed una vita sociale ugualmente noiosa. Poi, un giorno viene rapito da un vigilante mascherato e sbattuto nel portabagagli della macchina”. Google Translate è stato più poetico di me.

Buona telefilm-dipendenza! E se ne conoscete altre fatemelo sapere 😉

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Come avete potuto notare ci sono stati un pò di aggiornamenti nel blog: oltre all’aspetto garfico leggermente più 2.0 (si fa per dire), ho deciso di inaugurare due nuove sezioni.

La prima, Palinsesto Mobile, è dedicata a tutti coloro che volessero seguire il mio blog anche da cellulare e aggeggi simili: basta usare il link apposito.

La seconda, Downloads, è invece una raccolta di tutti i programmi che uso quotidianamente per i miei palinsesti personalizzati (di cui ho parlato anche nei post), audio e video, oltre ad una sottosezione di programmi consigliati. Aggiornerò la lista man mano che ne scoprirò di nuovi.

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Perchè cercare file sulle reti P2P quando possiamo creare playlist e stazioni radio personalizzate da condividere con i nostri amici? Che sia il web 2.0 a combattere la pirateria?

La tendenza è questa: motori di ricerca per mp3, grandi archivi che permettono di ascoltare in streaming moltissimi brani e che spesso danno anche la possibilità di scaricarli. Ne ho provati molti e volevo segnalarvi quelli che mi hanno impressionato di più.

MP3GLE

Nonostante la somiglianza con il famoso motore di ricerca non c’è nessuna affiliazione tra i due servizi: ma il funzionamento è simile. Si cerca il nome dell’artista o della canzone e dopo pochi secondi è possibile scorrere un elenco di risultati. E’ possibile ascoltare la canzone e scaricarla successivamente.

SONGERIZE

Songerize è un servizio molto semplice che consente di cercare file musicali e di ascoltarli tramite un player integrato nell’interfaccia (piuttosto spartana). Semplice, ma molto efficace.

SONGZA

Songza mi ha impressionato molto: oltre ai risultati di ricerca molto soddisfacenti, l’audio è di buona qualità. C’è la possibilità di inserire il brano scelto in una playlist, di votarlo e di segnalarlo agli amici.

HUSHIE

Anche Hushie è un ottimo servizio: come i precedenti, permette di cercare una canzone, ascoltarla e scaricarla in formato mp3 (il download è il più rapido in assoluto rispetto agli altri mp3 search engine).

JANGO

Jango è il servizio più “social” di tutti quelli che ho provato: il vero rivale di Last.fm. Ottima grafica, possibilità di interagire con altri utenti, qualità audio alta (128kbps), musica in streaming. Da provare assolutamente.

Consiglio di dare un’occhiata anche a SkreemR e Beemp3 altri due ottimi motori di ricerca. Buon ascolto!

Al GoreMi scuso sin da subito se questo post sarà più lungo del solito, ma ho la necessità impellente di parlare di molte cose.

Prima di raccontare cosa ha significato per me partecipare ad un evento così importante, vorrei soffermarmi su quelle che sono state le reazioni di altri blogger: stamattina, sul presto, ho fatto il mio solito giro di blog per leggere le sensazioni espresse da altre persone che erano presenti (o hanno guardato la diretta), ieri 8 maggio 2008, al teatro Ambra Jovinelli per il lancio della versione italiana di Current Tv (su Sky Italia canale 130). Il coro è stato unanime (o quasi). Che palle, che barba che noia, Al Gore (nella foto a sinistra) è un fantoccione, le domande erano scontate, Current è un’utopia, tutto il resto è noia, maledetta noia… Ah quello ha il posto riservato, lo hanno messo in prima fila, le domande erano preparate, non c’è stata conversazione e così via…

Ma, dico io, si sta parlando finalmente di democratizzazione dei media, di partecipazione dal basso, temi caldissimi nella blogosfera, e invece di concentrarci per rendere migliore l’evento, si continua a polemizzare anche su aspetti marginali? Certo, tutto è migliorabile, ma è stato un incontro con blogger e internauti? C’era mai stato qualcosa del genere (di tale portata)? E allora basta con la “barcamperizzazione” ad ogni costo.

Io all\'ingresso del teatro Ambra JovinelliI barcamp sono un bellissimo esempio di conversazione tra blogger e non, ma non sempre bisogna ricorrere a questa formula per poter parlare di partecipazione. Ho trovato molti commenti inopportuni, a tratti ostili e sinceramente non so trovare una spiegazione. Forse le mie parole sono dettate da un entusiasmo sinonimo di inesperienza (in fondo è solo un anno che ho un blog), ma io non sono andato a Roma (tra l’altro era la seconda volta che indossavo una giacca 😀 ) con la lente d’ingrandimento nel taschino. Non sono andato per cercare a tutti i costi aspetti negativi o per fare salotto, ma sono andato con l’intento di godermi la presentazione di Current Tv, un’ esperimento che apprezzo, supporto e che mi fa ben sperare per un futuro più democratico dei media. Forse qualcuno dovrebbe tornare alla mia età, forse dovrebbe prendersi una bella vacanza e godersi di più la vita.

Critiche? Certo, anche io ne ho da fare: innanzitutto la lunghezza eccessiva. A volte sembrava di sfociare in un comizio: ma a differenza di vari politici, Al Gore strappava un applauso parlando di democrazia e UGC, non parlando di monnezza, extracomunitari e ronde notturne. Una bella differenza che ha reso più sopportabile la lunghezza di alcuni suoi interventi. Seconda critica: avrei preferito che fossero state fatte più domande “live”, ma non si può avere tutto.

Molti hanno fatto liveblogging (sbagliando anche il mio cognome e la domanda posta), vero Giovy? 😀 ) e vi rimando alle loro pagine per un resoconto dettagliato dell’evento: io preferisco non fare una cronistoria, ma parlare degli spunti più interessanti, quelli che mi hanno destato da un torpore post-pranzo o che mi hanno fatto ricomporre mentre ridevo per i “daje” di Zoro e Antonio Sofi, seduti dietro di me. E ce ne sono stati.

Era più che giusto mostrare qualche video tratto da Current: quello sugli skinheads russi, per chi ama il giornalismo come me, è un esempio brillante di video reportage che mi ha colpito molto. Si può fare anche giornalismo di alto livello su Current. Magari non avrà attirato la maggior parte delle persone presenti in sala, ma io studio Media e Giornalismo e quello (spero) sarà il mio pane quotidiano. Al Gore è una persona carismatica, controversa per molti aspetti, ma che, a parte il noioso preambolone sulla nascita della stampa e qualche intervento un pò troppo lungo, ha tenuto botta in maniera cortese, convincente e a tratti simpatica. Non mi ha dato alcuna impressione di superiorità o di saccenza che possono essere tipiche della classe politica. E anche parlando di politica (vedi domande sul governo Berlusconi e ammissione dell’errore sull’invasione in Iraq), non si è scomposto più di tanto.

Tommaso Tessarolo e Marco MontemagnoUn plauso va sicuramente a Marco Montemagno (il suo WOW è già candidato a nuovo tormentone), persona squisita, che per quel poco di colloquio che abbiamo avuto prima, durante e dopo la diretta mi ha sempre messo a mio agio. Anche perchè, io, non sono abituato ad essere ripreso nemmeno alle feste di compleanno (e ieri mi hanno intervistato due volte oltre alla diretta). Tommaso Tessarolo (o Tessaroli secondo lo spaesato Carelli) forse era incollato alla poltrona, ma era più immobile di una statua: un sorriso potevi farlo, dai (o daje che ultimamente va di moda)! Nonostante la staticità non è stato mai scontato nei suoi interventi e non lo scopro certo io. Telespalla Marc Goldman non mi ha emozionato, ma nemmeno dispiaciuto. 6 di stima.

Le domande: quante parole si sono spese sulle domande, troppe. C’è chi è filo-Robin Good (che immaginavo più alto) e chi, come me, che è rimasto soddisfatto. Stop.

Current Tv può funzionare, nonostante lo scetticismo, ma secondo me deve evitare di diventare un nuovo YouTube: Al Gore ha scelto l’Italia perchè siamo un popolo creativo che ha sempre dato il meglio di sè anche nel cinema, quindi vi prego, non riempiamo Current di video come questo, che sinceramente e personalmente, lasciano il tempo che trovano. C’è bisogno di storie, di vita, di curiosità.

Current GadgetsPer concludere, io mi sono divertito, ho riflettuto e discusso su argomenti importanti (alla faccia di chi dice che non si è attivata nessuna discussione), ho fatto la conoscenza di nuovi blogger, sono stato intervistato, ho una maglietta in più nell’armadio (vedi foto a sinistra) e sono tornato a casa soddisfatto.

P.S. L’ultima foto è meramente autocelebrativa: ho costretto la fotografa a scattarla 😀

Il mio nome sulla poltrona

Si ringrazia kindlerya per le foto (tra l’altro ha scritto un bellissimo post che condivido).

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