marzo 2008


logo.gifLa mia passione per il reggae è stranota (e se non lo sapevate ora ne siete a conoscenza 😀 ) e come tutti mi capita di cercare video sui classici portali come YouTube che se da un lato ha il vantaggio di essere stracolmo di materiale, a volte risulta dispersivo per ricerche mirate.

Navigando alla ricerca di positive vibrations ho fatto questa interessante scoperta: esiste un bel portale, Dancehall Tube, che ci da l’opportunita di scovare delle vere e proprie chicche legate al reggae, come interviste, video live del passato e molto altro ancora.

Ci sono ben 9 canali tra i quali cercare ed il funzionamento del portale è del tutto simile a quello di altri più blasonati, con la possibilità di cerare playlist, commentare, creare gruppi, scaricare il video, embeddarlo etc…

Uno dei miei preferiti è sicuramente questo, davvero una splendida performance…

Yes, you got to be strong
And be all the best you can
The world is out there,conquer your fears
And don’t you wait too long …

Capito chi è? 😉

suonoribellebq71.jpgQuando si parla di musica, troppo spesso si tralascia il vero significato della parola per pensare a quanto costa un cd, a quante canzoni si possono scaricare, a quanto sono invasive le case discografiche etc…

Tutti argomenti che sono saliti alla ribalta togliendo alla musica e a chi fa musica il piacere di arrivare alla gente.

Ma se spesso tecnologia e pirateria vengono associate in maniera erronea, oggi chi cerca di promuovere il proprio lavoro si trova spesso a bussare alle porte di una distribuzione “tradizionale” che non è molto ricettiva verso gli emergenti e ripiega verso metodi alternativi introdotti dalla rete.

MySpace è diventato un luogo eccezionale di autopromozione e sono recenti gli esempi di artisti come i Franz Ferdinand o i Radiohead e i Nine Inch Nails di Trent Reznor che hanno scelto internet come mezzo esclusivo per la vendita dei loro ultimi cd (In Rainbows e Ghosts I-V).

Beh, però loro se lo possono permettere, potrebbe obiettare qualcuno, ed in linea di massima mi trovo d’accordo, nonostante una buona dose di coraggio nel rompere la catena distributiva gruppo-major-fans. Già, perchè quello che realmente ha contraddistinto questi esperimenti non è stato tanto il fatto di affidarsi alla rete, ma di escludere completamente la casa discografica: non solo dalla distribuzione dei cd, ma nella promozione. Cosa c’è di meglio di uno spazio virtuale accessibile a tutti dove far ascoltare non solo la propria voce, ma anche le proprie idee? Dal produttore al consumatore, io compongo musica, tu la senti e se ti piace la compri.

Ma come dicevo, non è facile per chi inizia a muovere i primi passi nel mondo musicale trovare gli spazi giusti e le conoscenze pratiche per autolanciarsi, per avere passaggi in radio e far conoscere il proprio talento. In Italia ne sappiamo qualcosa, ma fortunatamente c’è qualcuno che ha deciso di prendere in mano la situazione e aiutare chi sta provando a diventare famoso.

Parlo di Andrea Diletti, cantautore abruzzese che dopo aver provato sulla sua pelle tutte le difficoltà del music business ha deciso di creare nel 2007 SUONO RIBELLE, un’agenzia musicale virtuale che si occupa di promuovere giovani musicisti utilizzando le risorse del web, bypassando le etichette discografiche.

Il sistema è semplice, ma molto efficace: ci sono molte band che necessitano di promozione radiofonica e tante radio che cercano nuovi ascoltatori. Fondendo le due cose si ha un circuito promozionale molto valido. Inoltre è stato realizzato un format di 30 minuti circa, un vero programma radiofonico, RADIO SUONO RIBELLE, che promuove non solo artisti emergenti, ma anche iniziative legate a favorire la libertà musicale. Questo format viene poi distribuito alle radio partner (hanno aderito all’iniziativa più di 40 emittenti in tutta Italia) e inserito nel palinsesto. Sono già tantissimi gli artisti e le iniziative promosse da Andrea e dal co-conduttore Massimo Giuliano e l’attività continua senza sosta.

Ecco quello che può fare il web unito alla nostra voglia di musica: non solo “pirateria”, ma una convergenza dove tutti ci guadagnano.

giuliacci.gifUna cosa adoro della TV: il televideo. E sfortunatamente, per vedere un televideo senza strani effetti e parti saltate devo schiacciare il pulsante che corrisponde a Italia 1. Oggi mi è capitato di farlo durante Studio Aperto. Eh lo so, sono problemi.

Mi stavo concentrando sulle mie news quando il simpatico tiggì lancia l’ennesimo sondaggio da Cioè, Novella 3000 e carta sprecata (non stampata) del genere: il 34% degli italiani, ma a me nessuno a chiesto niente, segue, più di qualsiasi altra cosa in TV, le previsioni del tempo. Mica l’ultima fiction di Bova o le sgambettanti soubrettine di mille trasmissioni, ma personaggi come Giuliacci.

No, così non si fa però eh, non durante il rito del televideo…non ce la faccio a lasciarla accesa.

Beh, però si da da fare…

cover.jpgMi piacciono le patatine, ma il titolo del post si riferisce ad una bella riflessione di Nancy Miller: Movies, TV, songs, games. Pop culture now comes packaged like cookies or chips, in bite-size bits for high-speed munching. It’s instant entertainment – and boy, is it tasty.

Lo sviluppo dei new media e la sensazione che i vecchi media avessero fatto ormai il loro tempo, hanno contribuito pesantemente a modificare il modo di soddisfare il nostro bisogno informativo e di intrattenimento. Pillole, podcast, chiamateli come volete, ma la realtà oggi è ben diversa da quella di qualche decennio fa, soprattutto per i giovani che entrano in contatto con le nuove tecnologie molto prima rispetto alle generazioni precedenti.

Come dice qualcuno (e io lo ribadisco) i giovani non guardano più la TV e per delle valide ragioni: qualità scarsa, poca interattività, palinsesti totalizzanti. Nello stesso tempo di un programma in Tv, posso scegliere e guardare video su internet, votarli e commentarli, interagire con altre persone: e questo vale per video, musica, giochi. Molto multitasking!

E come si può constatare il tutto è “confezionato” per essere consumato in tempi rapidi e dovunque si vuole.

Today, media snacking is a way of life.

La TV tradizionale è proprio il media che ha subito di più questa trasformazione, con un calo di fruitori esponenziale e impossibile da ignorare: è vero, non sparirà, ma noi giovani non la guardiamo più sia per i motivi che ho spiegato qualche rigo fa sia perchè abbiamo altro da fare. Siamo sempre connessi e viviamo la crossmedialità interattiva. Se non abbiamo almeno quattro task in esecuzione è una giornata fiacca. Il web ci capisce e ci accoglie a braccia aperte, la TV no e noi siamo sensibili al menefreghismo!

Questo video riassume tutto quello che si può dire sull’argomento: non mi stancherò mai di vederlo (anche per qualche personaggio di mia conoscenza che si vede alla fine 😀 ), quindi lo segnalo volentieri.

Un grazie anche a Salvatore per la segnalazione sulla Snack Culture.