luglio 2007


L’estate si fa sentire anche sul blog, con pochissimo tempo a disposizione per postare tutto quello di cui vorrei parlare, complice anche una connessione che ha toccato, a volte, il minimo storico di 4 miseri kbs. Ho un pò di notizie da segnalarvi e devo dire che ci sono molti spunti interessanti per riflettere sul futuro della Tv via internet, sia per la sua diffusione che per la sua evoluzione tecnica.

Un’ANSA di qualche giorno fa riportava la notizia che ben in 400 mila case si guarda la TV via internet: è un dato importante che va necessariamente rapportato alla diffusione dell’ADSL e del digital divide. Sappiamo bene che la situazione della banda larga in Italia è una delle peggiori al mondo (credo ci batta solo il Kazakistan) e che inevitabilmente questo incide pesantemente sulla diffusione di apparecchi che sfruttano internet. Se poi a questo aggiungiamo anche la scarsa familiarità degli italiani con un uso del pc che non sia solo la posta elettronica o la sporadica navigazione, allora 400 mila famiglie mi sembrano una bella fetta della torta. Si può e si deve crescere, incentivare e far conoscere le potenzialità della fruizione di video attraverso la rete. Sarebbe bello sapere e far sapere come si trovano queste persone: una sorta di feedback collettivo che farebbe bene non solo a chi non conosce il mondo della Tv via internet, ma anche a chi ci offre questa possibilità.

Anche perchè, ricollegandomi ad un’altra notizia letta sul web, aumentano i fruitori di web video, sia in streaming che on demand. La ricerca è stata condotta in America e in un giorno, il 19% degli utenti guardano video: non solo per svago, ma anche per informarsi su quello che accade nel mondo. La fa da padrone You Tube, seguito dal sorprendente MySpace (mi sa che ci avevo visto giusto nel post precedente). Solo il 7% invece, si affida ai siti dei network tradizionali. Anche qui è chiaro che la maggiore diffusione di banda larga determina un aumento naturale delle persone che possono decidere di scegliere cosa vedere e quando vedere. Potrebbe essere una conferma del fatto che la formula dei video passanti sulla rete è vincente: se ci sono le possibilità chiaramente…

I dati di questa ricerca mi fanno anche pensare che per l’estrema facilità d’uso e la compatibilità con ogni sistema operativo, i servizi che usano i player in flash sono destinati a superare anche i programmi tipo Joost. E’ presto per dirlo, ma in tanto è nato il primo clone in flash di Joost che potete trovare qui . Magari la qualità ne risente un pochettino, ma mi sembra un esperimento da tenere molto in considerazione: chissà cosa ne pensano Niklas Zennstrom e Janus Friis!

https://i2.wp.com/x.myspace.com/images/myspacetv/tv-beta-logo.pngAnche Il confusionario mondo MySpace si dota di un motore di ricerca video: MyspaceTv, un luogo per video, come ci ricorda lo slogan coniato appositamente. Innanzitutto esistono due possibilità di ricerca: quella tra i video musicali e quella tra i video più disparati, divisi a loro volta, in quindici categorie.

Il sistema è classico: si vota il video, lo si commenta, lo si può segnalare e inserire nel proprio profilo tramite il codice html. Esistono dei veri e propri canali, classifiche e come se non bastasse, possiamo creare una playlist dei nostri video preferiti da riguardare in qualsiasi momento (ma è necessaria la registrazione), anche in full screen. E’ possibile anche caricare video o segnalarli tarmite link per l’inserimento nel database.

Il servizio è in fase beta e come ci tiene a precisare anche il team MySpace, qualche piccolo malfunzionamento è possibile (ho l’ultima versione di Macromedia Flash Player, ma il sistema mi obbligava ad un aggiornamento: al quarto tentativo sono riuscito finalmente a visualizzare il video), ma tutto sommato, nulla di trascendentale o che mi faccia cambiare idea sulla buona impressione generale che ho avuto da MySpaceTV (nonostante si tratti sempre di MySpace, ahimè…). Unico appunto negativo, ma estremamente soggettivo, l’inserimento di alcuni link pubblicitari alquanto confusi: non ho capito cosa c’entra, ad esempio il titolo forza azzurri quando il sito a cui si viene rimandati è quello di una famosa marca di intimo…Murdoch-misteri!

https://i0.wp.com/www.tun3r.com/images/logo.pngAltra segnalazione: si tratta di Tun3r, un simpaticissimo e duepuntozerissimo aggregatore di stazioni radio fruibili in streaming. L’home page, davvero originale, è un collage “fotografico” di tutte le radio disponibili: tramite un cursore-puntatore è possibile scegliere una stazione e iniziare ad ascoltarla. Buone le possibilità di una ricerca ancora più personalizzata: inserendo il nome di un artista/gruppo, viene creata automaticamente una lista delle stazioni radio che in quel momento stanno trasmettendo canzoni appartenenti al nome da noi selezionato.

Se il criterio non dovesse soddisfarci, è sempre possibile effettuare ulteriori ricerche in base al genere musicale, alla lingua e in base al titolo della canzone. I media player consigliati e supportati da Tun3r sono XMMS per Unix, Quick Time, ITunes, Winamp, Real Player, Yahoo Music Jukebox, ma anche la fruizione direttamente in streaming non è affatto male e ho ascoltato, con buona qualità, “Imagine” di John Lennon, che mette sempre i brividi, anche in streaming. C’è anche il blog ufficiale, con relativo feed per rimanere sempre aggiornati sulle novità offerte da Tun3r.

Non mi resta che augurarvi, in perfetto stile da annunciatore, buona visione e buon ascolto!

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Come mi auspicavo nei commenti del post precedente, è arrivato, finalmente, il momento di qualche buona notizia: si tratta di RiVideo, il primo store italiano dal quale è possibile acquistare episodi delle fiction nostrane per poterli riguardare comodamente dal nostro pc.

Il grande passo è stato compiuto da Mediaset.it, che ha deciso (finalmente) di puntare sui download digitali, al prezzo di 99 centesimi ognuno nel periodo estivo, rendendo disponibili tutti gli episodi delle serie di Carabinieri, Distretto di Polizia, R.I.S, Il giudice Mastrangelo e in futuro anche quelli di O.C., The Closer, Nip/Tuck, che verranno affiancati da tre partite di calcio a settimana e da vari show televisivi.

Una volta scaricato l’episodio (sul nostro hard disk, su quello di un altro pc o su una memoria portatile), è possibile vederlo per un periodo di trenta giorni e solo sul pc su cui è stata attivata la fruizione del servizio. Prossimamente sarà anche possibile scaricare il contenuto con una licenza permanente, che ci consentirà di rivederlo a nostro piacimento in qualsiasi momento, ad un prezzo più elevato. Lo store si avvale del DRM di casa Microsoft e quindi vengono tagliati fuori tutti gli altri sistemi operativi, ma (e mi viene da ridere…) anche Vista, con il quale non è possibile riprodurre i video scaricati.

Questa è una breve panoramica dello store, premettendo che non ho avuto modo di testare la qualità dei contenuti video. Sono molto contento di vedere che qualcosina si inizia a muovere anche nel nostro paese: la formula dell’ on demand è vincente e con tutti i difetti di un servizio in fase beta, RiVideo si presenta come una gradita novità in uno scenario italiano praticamente inesistente. L’ampliamento del catalogo e la modifica del sistema DRM, potrebbero essere, secondo me, i fattori decisivi che renderebbero qualitativamente migliore il servizio offerto. Sono cautamente ottimista.

Lo scenario italiano sul diritto d’autore è sempre più preoccupante. E’ di un mesetto fa la notizia che a causa dell’uso ridicolo del copyright, sono state eliminate le foto di tutte le opere architettoniche moderne da Wikimedia Commons e della Wikipedia italiana: continua, quindi, a perseverare, una situazione che vorrei definire “medievale”. Siamo ancora all’epoca delle corti e dei menestrelli? La risposta, purtroppo, è affermativa e quando qualcuno cerca di fare qualcosa di buono, l’eco mediatico è quantomeno scarso.

Mi riferisco al senatore Mauro Bulgarelli (nella foto a sinistra), uno dei pochi che si batte ancora contro l’immobilismo che vige in Italia, il quale ha recentemente presentato un DL per l’introduzione del fair use nel nostro paese e che a breve proporrà un altro DL per l’introduzione dellalibertà di panorama. Siamo di fronte ad uno scenario legislativo in cui non mi stupirei che venisse reintrodotta la ghigliottina. Dato che mi è sembrata molto interessante e considerando che l’avrò trovata su una manciata di siti (media dove siete?), volevo riportarvi, integralmente, l’intervista che il senatore ha rilasciato a Punto Informatico, sperando che venga letta e fatta circolare il più possibile.

Punto Informatico: Nella sua interrogazione del 7 febbraio 2007, ha sollecitato i Ministri competenti sull’opportunità di inserire anche nella legislazione italiana la dottrina del “fair use“. Crede ci sia qualche possibilità concreta?
Mauro Bulgarelli: Io penso sia matura la consapevolezza che la conoscenza sia un bene comune e, su questa base, è assolutamente necessario arrivare anche in Italia a una normativa moderna che recepisca questo principio generale. Non so dire quali possano essere i tempi per introdurre materialmente delle norme che tutelino questo diritto alla conoscenza, ma sono convinto che non saranno lunghi, almeno per ciò che concerne la questione che ho posto nell’interrogazione.

PI: Ovvero?
MB: La questione del cosiddetto “fair use“, appunto, oggetto anche di un disegno di legge che ho presentato recentemente (AS 1461), nel quale si pone il seguente problema: nel nostro paese chiunque utilizzi Internet per condividere, senza scopo di lucro ma per semplice uso personale, opere coperte dal diritto d’autore senza averne titolo, incorre in un reato penale avente come pena fino a quattro anni di carcere e 15.000 euro di multa. Mi sembra del tutto evidente la sproporzione tra l’atto materiale, cioè il condividere e scaricare un brano musicale, un film o un libro, e la sanzione. Non solo: attualmente chi, come gli insegnanti autori di siti Internet di didattica e cultura non profit, o come la stessa Wikipedia, utilizza immagini digitali riproducenti opere protette dai diritti d’autore, viene denunciato dalla SIAE e sanzionato con ingenti multe pecuniarie.

PI: E cosa prevede, invece, il suo disegno di legge?
MB: Che non debba essere perseguito chi pubblica a titolo gratuito immagini a bassa risoluzione per uso strettamente didattico o per fini culturali, principio che il mondo anglosassone ha già codificato da tempo con il concetto di fair use. Il disegno di legge prevede inoltre che “chiunque possieda legittimamente un’opera ai sensi della legge n. 633 del 22 aprile 1941, su qualunque supporto essa sia, ha il diritto di farne copia per proprio uso strettamente personale”.

PI: Intanto, a causa di quanto prevede attualmente la Legge italiana sul diritto d’autore, l’intera produzione architettonica italiana moderna sta scomparendo dalla più grande enciclopedia telematica del mondo. Si tratta di un rischio per la promozione dei beni culturali italiani o al contrario, è un’adeguata forma di tutela per i progettisti?
MB: Si tratta sicuramente di un grave pregiudizio per la cultura italiana e per i milioni di utenti che attraverso Wikipedia possono non solo accedere a una straordinaria fonte di contenuti gratuiti e ridistribuibili, ma possono contribuire attivamente al loro aggiornamento. Ed è chiaro che se da Wikipedia scomparissero le foto del patrimonio architettonico del nostro paese ciò sarebbe un riflesso proprio dell’arcaico impianto normativo che in Italia regola il diritto d’autore. Come dicevo, il disegno di legge che ho presentato, redatto prima della decisione di Wikipedia e sottoscritto da parecchi altri senatori, mira proprio a correggere quelle norme ormai desuete e che, per quanto riguarda Internet, devono comunque fare i conti con la dimensione globale della Rete. È chiaro però che attorno alla questione del copyright occorre creare in Italia una convergenza tra operatori culturali, mondo della politica e utenti della Rete, senza la quale non si riuscirà a incidere su una filosofia ottusamente protezionistica.

PI: Questa convergenza potrebbe nascere dalle istituzioni? Che potrebbero, per esempio, fare chiarezza sulla legge, consentire la riproduzione in quanto committenti dell’opera, oppure promuovere un intervento del legislatore…
MB: Chiaro che sì! Ma le istituzioni riflettono la cultura politica di cui sono espressione e, in particolare, quella della classe di governo. Da parte mia non ho difficoltà a riconoscere che la maggioranza di cui faccio parte ha mostrato fin qui una scarsa attenzione a tematiche così importanti. Non so se ciò sia da addebitare a una sorta di provincialismo duro a morire o alle difficoltà fin qui incontrate nell’azione di governo. Resta il fatto che prima o poi si dovrà fare i conti con la dimensione globale assunta dalla comunicazione e dalla circolazione dei contenuti culturali, rimuovendo tutti quegli ostacoli normativi tuttora esistenti.

PI: Per esempio in Italia manca la “libertà di panorama”, che permettere di fotografare e riprodurre le opere architettoniche pubblicamente visibili senza preoccuparsi di eventuali diritti di copyright. La maggioranza delle legislazioni europee invece la prevede. Cosa si potrebbe fare in proposito?
MB: Quella della comunità europea è un’altra strada da percorrere per esercitare pressione sui legislatori nostrani. Se l’Europa deve essere un punto di riferimento per le singole legislazioni non si capisce perché non debba esserlo in questo specifico settore. E proprio la “libertà di panorama”, sulla quale stiamo lavorando a un nuovo disegno di legge, può essere un buon punto di partenza per sollecitare l’adeguamento delle nostre leggi a quelle delle altre nazioni europee.

L’iter per la conversione in Legge di un disegno è piuttosto complesso. La scelta dei tempi per porre la discussione all’attenzione dell’aula o di una commissione specifica spetta al Presidente Marini: crede che una sollecitazione popolare possa agevolare questo processo?
MB: In linea di massima è questo l’iter, ma se un disegno di legge viene presentato da tutto il gruppo (capogruppo è la sen. Manuela Palermi, NdR) si ottiene in genere un’informale via preferenziale.
Per quanto riguarda la sollecitazione popolare, la risposta è: sicuramente sì.

dimmidipiu.jpgTroppo spesso la Tv è solo una cornice vuota, dove l’informazione viene confezionata su misura in base a criteri di notiziabilità molto discutibili. L’infotainment è una delle piaghe del fare informazione, a mio modestissimo parere.

Ma se prima rimaneva confinata in contenitori televisivi riconoscibilissimi, ora non è raro vedere telegiornali semi-seri che ci guidano nel districato mondo dello star system nostrano e internazionale, per fare un piccolo esempio. Poi ti ritrovi ad un concerto e scopri che occhio non vede e cuore non duole. Già, perchè parlare di morte, epidemie, guerre dimenticate e povertà può essere difficile, scomodo e poco “trendy”.

Lo spazio dedicato dai media alle crisi umanitarie è davvero ridicolo: si preferisce parlare (e creare il panico) di malattie come la SARS che non ha fatto più di 80 morti, mentre nulla si sa della Somalia o della Cecenia. No, non è cinismo: per carità, è giusto parlare della SARS, ma è altrettanto giusto e doveroso ricordare al mondo che esistono situazioni difficilissime, ben lontane dall’essere risolte.

Medici Senza frontiere sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle crisi dimenticate dai nostri media e mi sento troppo in dovere di usare questo mio piccolo spazio blogosferico per parlare di “Dimmi di Più”: dopo aver letto il rapporto di MSF ho veramente realizzato quanto sia lacunosa e latitante la vera informazione. Troppo poco si sa e soprattutto si fa. I palinsesti sono orientati verso altri tipi di contenuti, molto più leggeri.

La consapevolezza è il vero dono della comunicazione e del fare informazione, ma troppo spesso si preferisce l’ignoranza:logomsf_fondo_bianco.gif si chiudono gli occhi e le orecchie cercando una falsa spensieratezza, ci si crea una bolla in cui tutto è bello e tranquillo. E’ venuto il momento di far scoppiare questa bolla e appoggiare chi gira per il mondo non solo per portare assistenza sanitaria, ma soprattutto tenta di diffondere quella consapevolezza così preziosa e fondamentale, ma allo stesso tempo tante volte ingiustamente negata.

Se avessi avuto del tempo libero e magari un pass mi sarebbe piaciuto essere presente alla presentazione dei palinsesti Mediaset. Ma non per rimanere estasiato dalle nuove fiction in programma, ma bensì per sentir dire al simpatico figlio di (ex)premier alcune frasi riprese da questa ansa che mi segnala Sara: certo, ognuno deve tirare l’acqua al proprio mulino e se lavori per la Tv generalista te ne serve molta.

Caro Piersy, hai talmente tanti soldi che anche se la Tv continuerà il suo declino a favore di sistemi più aperti, flessibili e on demand, non subirai contraccolpi disastrosi. Quindi ti chiedo, per piacere, di evitare queste frasi supercalifragilistichespiralidose: lo ripeterò fino alla noia, le esigenze di fruizione si stanno evolvendo con estrema rapidità, dilazionando soprattutto i tempi in cui i contenuti possono essere fruiti. Possibile che ad Arcore queste notizie non giungano? Ma si sa, spararle grosse è un vizio di famiglia…