Joost sembra crescere e anche i miei dubbi. Prima i server che non hanno retto al grande afflusso di utenti dopo l’apertura al pubblico, poi il fantasmagorico finanziamento di 45 milioni di euro da parte di colossi come la CBS e Viacom che mi insospettisce non poco sulle future mosse di questo progetto. Dando uno sguardo oltre il buzz di grandi nomi, dicerie e voci di corridoio e più in generale all’open source, mi premeva dire qualcosina su Democracy.

Intanto il nome è tutto un programma: è talmente “aperto” da risultare quasi impensabile che una tale qualità possa essere gratuita. Qualcuno storcerà il naso per questa affermazione, ma è purtroppo vero. Beh, questa è davvero una piacevole eccezione: un player cross-platform ricco di funzioni basato totalmente sui gusti dell’utente che può scegliere i propri contenuti da più servizi di video-hosting ed abbonarsi tramite feed rss. Democracy è anche un vero e proprio player per i nostri video riproducendo molti formati tra i quali Quicktime, WMV, MPEG, AVI, XVID e tanti altri, permettendoci, dunque, di gestire e creare playlist (è basato anche sull’ottimo VLC). Scordatevi i video in full screen sgranati: con Democracy la visione è davvero sbalorditiva, soprattutto per i filmati in HD e l’implementazione del protocollo BitTorrent ci permette di scaricare video e di guardarli, senza ricorrere a più programmi e tutto senza DRM.

L’interfaccia è semplicissima e molto ricca di opzioni ed anche esteticamente apprezzabile. Annesso a Democracy c’è il tool Broadcast Machine che serve a pubblicare contenuti video, creare canali usando i torrent per una distribuzione, tramite p2p, ad un vasto pubblico. Un publishing tool semplice ed efficace che permette di gestire in maniera completa la pubblicazione e diffusione di video, che si installa facilmente e anch’esso completamente open source.

Ma oltre agli aspetti tecnici mi volevo soffermare su quanto questo software possa realmente essere considerato “democratico”: la Participatory Culture Foundation è l’organizzazione no-profit che si occupa del progetto, di correggere i bugs in tempi rapidi di raccogliere i feedback e i suggerimenti degli utenti e di migliorare tutti quegli aspetti che in una fase beta sono necessariamente da correggere. Ci hanno fornito un software completamente basato su di noi, sulla nostra soddisfazione di utenti liberi di scegliere e scaricare video, di abbonarci ai nostri canali preferiti, di aggiungerne e di crearne di nuovi. Tutto ciò a costo zero, per tutti i sistemi operativi. Scommetto che se fosse stato a pagamento, Democracy non si sarebbe sviluppato in modo sì autogestito dal basso, ma allo stesso tempo in maniera così autorevole e precisa. La strada della partecipazione collettiva, qui è più forte che mai e con una qualità del genere, l’ultimo baluardo del passato (costo=qualità) non può che vacillare fortemente.

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