aprile 2007


 SaveNetRadio.orgBisogna assolutamente fare qualcosa. Il mese di maggio poterebbe essere il canto del cigno per tutte (o quasi) le web radio. Una realtà esemplificativa delle possibilità infinite che la rete ci mette a disposizione, sta per essere assoggettata al potere delle lobbies dell’industria musicale che tramite il Copyright Royalty Board ha deciso di incrementare le royalty che ogni stazione paga per avere l’autorizzazione a mettere in streaming una canzone.

Fino a quest’anno, le web radio pagavano una quota fissa annuale più una percentuale sui profitti: se invece entrerà in vigore il nuovo sistema di calcolo delle royalty, si dovrà pagare una quota (aumentata anche quella) a “performance”. Se una web radio ha 100 utenti, dovrà pagare 100 volte la quota. Il tutto con effetto retroattivo a tutto il 2006, ma con la “rassicurazione” di pagamenti dilazionati nel tempo!

Questo significherà il collasso di tutte quelle web radio di piccole dimensioni, sostenute da appassionati che non hanno le possibilità economiche per resistere a questo terremoto, al contrario dei “Big” del settore. Ciò che mi preme sottolineare è che lo scandalo non è pagare una quota, ma la moltiplicazione per ogni utente: si tratta di una discriminazione bella e buona rispetto ad una radio normale.

Per il giorno 8 maggio è prevista una giornata di silenzio delle web radio in segno di protesta, aspettando il 15, quando si saprà se i vari appelli presentati avranno avuto qualche effetto o se la decisione verrà resa definitiva dalla Corte di Appello del Distretto di Columbia.

Vi invito a visitare il sito SaveNetRadio.org, nato proprio per contrastare l’ennesimo tentativo di monopolizzare la libertà digitale.

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Per chi vuole conoscere un pò la storia della Apple e della Microsoft anche se in inglese…ma a tutto c’è rimedio no? 😉

Ieri cercavo il trailer del film Spiderman 3 e dando un’ occhiata su You Tube, Google Video e altri ancora mi sono accorto che nonostante la grande quantità a disposizione, la qualità dei filmati non era altissima: risoluzione bassa, quel fastidioso effetto “video a quadratini”, scie ad ogni cambio di inquadratura e via dicendo. Allora ho deciso di provare Vuze.

Vi ricordate Azureus, il famoso client p2p, quello usato da più di 140 milioni di utenti per scaricare i file torrent? Bene, gli sviluppatori di questo client hanno creato Vuze, in precedenza si chiamava Zudeo, che sfruttando stessa tecnologia di Azureus permette il download e l’upload di video generati dagli utenti, a cui affianca un bel catalogo di video in HD pronti da scaricare gratuitamente o a pagamento. Infatti quelli di Azureus possono vantare partnership importanti con A&E Networks,BBC Worldwide, Bennett Media Worldwide, G4 TV, National Geographic, e Starz Media e gli investimenti continuano a salire. In questi giorni è stato anche stipulato un accordo con l’Unicef per la distribuzione assolutamente gratuita di video che trattano importanti temi sociali. Ciò dimostra ancora una volta quanto poco in passato si è considerato il mondo p2p come strumento di socializzazione e di sensibilizzazione, nonostante il bacino di utenza straordinario.

Come You Tube, i video vanno votati e commentati e c’è anche la possibilità di inserire un banner chiamato Magnet sul proprio sito, blog ecc. che linka quel video. L’ampia scelta di video, divisi in sezioni, e la loro qualità, fanno di Vuze uno strumento assolutamente irrinunciabile sia per gli utenti(che facciano download o upload) sia per le grandi società che vedono ancora una volta il p2p come mezzo ideale di diffusione per contenuti di alta qualità. Inutile rimarcare che per lanciare in tutto il mondo contenuti in alta definizione non si poteva non affidarsi al p2p e tutto ciò in maniera assolutamente legale. In attesa di ulteriori iniziative come questa, aggiungiamo un altro bel mattoncino al futuro p2p broadcasting!

Shakira+launches+UNICEF+regional+campaign+to+protect+children+from+violence Spiderman+3+Trailer+-+720p

Jobs e L'IpodFinalmente uno spiraglio nella lotta al DRM. Dato che nel mio blog si parlerà anche di musica mi premeva sottolineare questa notizia. Da maggio nel Music Store di Apple si troveranno disponibili i brani del catalogo EMI senza il tanto odiato “lucchetto digitale”.

Fin qui la buona notizia: Jobs l’aveva promesso, mandato lettere alle major e l’ha fatto. Bravo, bene, bis verrebbe da dire. Poi l’orrenda verità: te lo diamo il brano sprotetto, ma ci devi dare 30 centesimi in più rispetto ai canonici 99. Rimango molto deluso e non mi basta sapere che il bitrate dei brani in formato AAC è raddoppiato a 256 Kbps per ritornare a quell’illusorio senso di felicità iniziale. Mi sa tanto di risarcimento per i danni che la pirateria potrebbe creare in casa EMI.

Certo, il passo è importante e ne siamo tutti compiaciuti, ma mi viene da pensare che questa sia l’ennesima brutta figura del music business. Ma come, internet non era “il nemico”, che favorendo la libera circolazione incoraggiava l’esercito di pirati con la benda all’occhio e la cuffietta nell’orecchio pronti a copiare, copiare e ancora copiare? Sento già le loro risposte: “Sì, ma se pagate  30 centesimi in più potete fare quello che volete”. Dunque è quello il prezzo della libertà? Speriamo solo che abbiano capito che la qualità e la libertà siamo disposti a pagarla. Anche 1,29 euro.


 

Lo so, sto parlando di un sacco di cose tranne che di come creare un palinsesto. Abbiate pazienza e fiducia, ma mi premeva introdurre come la penso su certi argomenti. Premetto che ho lavorato su un numero di fonti che nemmeno si avvicina alla totalità delle risorse disponibili e per questo vi chiedo di contribuire! Per quanto riguarda i software p2p vi anticipo che ad essi dedicherò una sezione del blog con i link da dove poterli scaricare e come usarli.

Ma per trovare canali alternativi a quelli soliti, non è sempre necessario installare programmi e perdersi in settaggi. Esistono in rete dei database di web tv che permettono di scegliere tra un’infinità di canali tematici in tutto il mondo e che per essere fruiti non necessitano che di un lettore multimediale come Windows Media Player, Quick Time o Real Player. Si parla quindi di software diffusissimi e freeware che dovremmo avere tutti su un pc. Alcuni di questi database sono davvero ben forniti e ci permettono di spaziare sia tematicamente che geograficamente. L’unico requisito è chiaramente una buona connessione adsl. Ne ho provati più di uno e vi voglio segnalare:

wwiTV

Dopo aver scelto la nazione si passa a scegliere un canale (accompagnato dalla sua descrizione). Innanzitutto il colore: il verde indica una buona qualità di streaming, al contrario del blu; la lettera Y accanto alla descrizione del canale ci dice che lo streaming è in diretta, mentre la lettera N indica trasmissioni pre-registrate. C’è anche la possibilità di inserire il canale nei propri bookmark.

See TV

L’interfaccia è semplicissima: sulla destra l’ampia scelta di canali divisi per nazione tra i quali scegliere. Al centro la finestra di Windows media Player in cui vedere il canale scelto. C’è la possibilità di usare un altro player e scegliere la modalità a schermo intero.

ChannelChooser

Sito molto ben strutturato con un menù diviso per categorie con la finestra del solito Media Player a centro pagina.

ChooseAndWatch

Simile a quella sopracitata, per la visualizzazione con Firefox occorre l’estensione IE Tab.

Free Web Tv

Molto semplice da usare, basta impostare la ricerca per paese e categoria e poi scegliere il canale che viene visualizzato in un pop up.

Internet TV List

Altro ampio database di canali in streaming selezionabili per genere e con una più comoda ricerca alfabetica. Ogni canale ha una sua descrizione. Per ogni canale è specificato il lettore multimediale per la riproduzione.

Free TV Online

Altra ampia scelta di canali divisi in categorie con player direttamente nella pagina. Alcuni canali preferiscono Internet Explorer e richiedono altri player come Quick Time.

Beeline TV

Anche qui la solita formula della lista divisa per paesi con il player abbinato. Ottimo database e ottima qualità delle trasmissioni.

Streamick

Sito che propone la scelta tematica di uno specifico canale con player direttamente nella pagina.

Questi sono i database con cui ho più familiarità e che vanno a creare la loro bella cartella nei miei Preferiti insieme a Coolstreaming che merita però un post a se. Segnalatemi se ne conoscete altri e se questi che vi ho elencato fanno al caso vostro. Buona visione!

Oggi parlare di peer to peer (p2p) è diventato più banale di quanto non debba essere. Certo, l’associazione con client di file sharing come Emule è sì giusta, ma alquanto limitativa. Il p2p non è solo scaricare il film, il cd o qualsiasi altro file, ma è una filosofia vera e propria che ha messo in crisi chi ha fatto per anni del diritto d’autore uno scudo e allo stesso tempo un trono dorato da cui dettare legge. Già, perché con un po’ più di attenzione e fiducia nei confronti di noi fruitori, si sarebbe sicuramente evitato di vedere organizzazioni come la RIIA perseguitare adolescenti di 10 anni. Chiaramente questo non vale per chi vede nel file sharing un business criminale.

Anche per quanto riguarda le trasmissioni di immagini in streaming, sia live che registrate, il p2p è più vivo che mai: esistono molti software assolutamente gratuiti che permettono di scambiarsi reciprocamente il segnale inizialmente strimmato da un solo utente che poi lo mette a disposizione degli altri. È un fenomeno in costante crescita e aggiornamento, non più l’hobby di un gruppetto di smanettoni.

 E pare che anche nei centri del potere dei grandi network si siano accorti di tutto ciò. Ma sempre nella maniera sbagliata: non come opportunità di usufruire di una tecnologia in espansione, con un potenziale enorme e che gode di forte attrazione su un pubblico pressoché illimitato, ma sempre come il pericolo, la minaccia dietro l’angolo. Si tratta dunque di mantenere uno status quo, brandendo il vessillo dell’illegalità, delle denunce, dell’oscuramento e chiusura di tanti siti e progetti. Vogliono considerarlo ancora un sottobosco di fissati che si siedono davanti al pc per cercare un modo per vedere le partite gratis.

 Non si sono resi conto della socializzazione che lo streaming, come tutto il p2p, sprizza da tutti i pori. Si creano vere e proprie comunità di persone, appassionati che discutono, condividono e che fanno crescere l’interesse attorno alla loro passione. Interesse che i grandi network cercano di accaparrarsi per far aumentare il proprio audience e il proprio indice di gradimento! Questo non vuole essere un post/manifesto dello streaming p2p, ma sono convinto che senza di esso questo blog non sarebbe mai esistito. Quindi farò molto affidamento sulla p2ptv, che ritengo indispensabile per creare davvero un palinsesto che rispecchi i propri interessi in maniera esaustiva.

Ce lo siamo chiesti fin dagli albori della rete quando questo media sempre più pigliatutto avrebbe inglobato e soppiantato di fatto i suoi oramai vetusti predecessori. La scala evolutiva di Internet è passata sì per le sue fasi neandertaliane e sapiens ma in un tempo medio da record rispetto alla televisione, alla radio o alla stampa tradizionale. Si dirà certo, i tempi sono diversi e fondamentalmente sono d’accordo: ma se ci sono voluti vent’anni per la tv a colori oggi per i pc si sfornano processori dual, quad core in un’escalation di progresso che a volte per l’utente medio è economicamente una disgrazia.

Ma tornando ad internet, il prossimo step evolutivo sarà certamente quello di rappresentare una valida alternativa o addirittura sostituire la vecchia tv. E non solo: ma di superare quella logica generalista e omnicomprendente che vige indisturbata da anni. Si parla molto di progetti come Joost o Babelgum, in fase beta, che stupiscono per qualità e contenuti e che dovrebbero sferrare un bel colpo ad un sistema televisivo che fa fatica a rinnovarsi nonostante i canali satellitari e il digitale terrestre.

Per non parlare di quei software che sfruttando il protocollo peer-to-peer (che terrò molto in considerazione) ci offrono migliaia di canali gratuitamente. Quello che mi fa riflettere è che nonostante la facilità, quasi sfrontata, di utilizzo di tali software, l’ostacolo maggiore alla diffusione di questo metodo di fruizione è la diffusione ancora poco capillare dell’adsl.
Non è più una mancanza di know how, ma di possibilità.

Quanto vivrà ancora la tv generalista è difficile dirlo, certo che se però anche le grandi major iniziano a investire su progetti più o meno mainstream come i già citati Joost e Babelgum, la già fortissima forza di penetrazione di internet nella nostra vita quotidiana sarà davvero inarrestabile.

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