Non sono abituato a parlare di politica su questo blog, ma il caso Sky che sta tenendo banco in questi giorni mi impone alcune riflessioni sul modo in cui il nostro governo ha deciso, indegnamente, di raddoppiare l’iva sulle Pay Tv.

Parlare di conflitto d’interessi è talmente scontato che risulta francamente inutile: pur sapendo tutto ciò, l’elettorato italiano ha deciso di rieleggere Silvio Berlusconi e quindi ora ce lo teniamo. Come al solito, a pagare le bizzarre misure anticrisi saranno le famiglie abbonate a Sky: non si tratta di sceicchi o nababbi, ma di nuclei familiari normalissimi che vivono la crisi, abbonati per un bisogno di intrattenimento diversificato dal piattume che ci viene propinato quotidianamente anche dalle reti di proprietà Berlusconi.

Come sottolinea il sottosegretario all’Economia Luigi Casero, il momento di crisi richiede un sacrificio anche al comparto televisivo: sì, appunto, al comparto televisivo. Non di certo alle famiglie che vedranno aumentato il costo dell’abbonamento. Si parla di 4 milioni e 600 mila abbonati che dovranno sostenere spese maggiorate: non importa di quanto aumenti, anche pochi euro in più al mese sono comunque una tassa bella e buona.

Sky non fa concorrenza a Mediaset. Il governo si è dovuto adeguare alle direttive europee. E’ una legge giusta.

Qualcuno la pensa così, ma è doveroso ricordare che se ci dovessimo adeguare alle direttive europee, Rete 4 dovrebbe sparire. Potrebbe anche essere una legge giusta, ma non in questo contesto economico. E se Sky non fa concorrenza, non mi spiego il perchè delle agevolazioni sui decoder voluti dal governo che hanno favorito INDUBBIAMENTE la corsa al digitale da parte di Mediaset.

In fondo, non è nulla di nuovo: il solito “Italian Job”, ennesima dimostrazione che il vero conflitto d’interessi è tra il paese e la classe politica scelta. Più ci truffano e più ci piacciono.

Segue lo spot che Sky sta mandando in onda contro il decreto legge.

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